Scuole specializzazione. Smi: “Ok a decreto ma si guardi modello spagnolo”

Scuole specializzazione. Smi: “Ok a decreto ma si guardi modello spagnolo”

Scuole specializzazione. Smi: “Ok a decreto ma si guardi modello spagnolo”
Il Sindacato giudica positivamente il decreto Giannini-Lorenzin ma propone anche “un passo in più. Si guardi al modello spagnolo del Mir anche per la medicina generale”.

Il Sindacato dei Medici Italiani ha espresso un giudizio positivo sul decreto del ministro Lorenzin sulle scuole di specializzazioni, ma nel contempo ha prodotto un documento a cura della sezione giovanile del sindacato: “Formazione e Prospettive” e redatto da Massimiliano Lucarelli e Davide Renzi, in cui si avanzano critiche, osservazioni e proposte per una strategia complessiva di riforma dei processi formativi e di accesso alla professione che ridia speranze ai giovani medici italiani.
 
Nel documento Massimiliano Lucarelli e Davide Renzi, “approvano il processo di riforma soprattutto dopo i vergognosi episodi relativi alle ultime prove di accesso di qualche mese fa, è bene ricordare – sottolineano – che ancora alla metà di febbraio non erano state assegnate tutte le borse”. Nel merito del provvedimento, aggiungono: “Diminuiscono gli anni, aumentano anche se di poco le borse e si permette a chi è già in corso di scegliere se rimanere con il vecchio sistema oppure optare per il nuovo”.
 
Nel documento, però, si rimarcano due aspetti. “Finalmente altri sindacati ed associazioni sposano l’idea Smi di concorso, sulla falsariga del MIR spagnolo, dopo averlo per anni osteggiato. All’interno del sistema iberico è compresa la medicina generale che è specializzazione e per la quale si concorre lo stesso giorno e con gli stessi canoni delle altre specializzazioni e poi si evidenziano i problemi relativi alle prospettive dopo la specializzazione”.
 
 
“Se il concorso deve essere di formazione postlaurea – continuano i due dirigenti Smi – allora che sia unico, con risparmio di soldi e centralizzazione dello stesso. Appunto, continuiamo sul solco del MIR spagnolo: da anni la medicina generale è all’interno del concorso unico nazionale, con ottimi risultati. Attualmente il ministero ha dovuto prorogare più di una volta i termini ultimi di iscrizione al corso di formazione per non perdere borse. Questo con il sistema MIR non sarebbe accaduto”.
 
“Riguardo il secondo punto – proseguono – dalle consultazioni con i nostri iscritti in tutta Italia e tra i forum non direttamente o non solamente legati a noi sembra essere presente una costante: insicurezza. In Italia per i giovani medici non esistono vere opportunità di lavoro e crescita professionale. I giovani camici bianchi in specializzazione, in gran parte, non sembrano gradire la proposta del ministro, non accettando di terminare prima il loro contratto di formazione specialistica per entrare nel mondo del lavoro post universitario”.
 
“Il paradosso, quindi, è che la decisione del ministero – spiegano Lucarelli e Renzi – pur essendo buona dal punto di vista del rapido accesso al mondo del lavoro, risulta in realtà preoccupante per una classe medica che ora vede la specializzazione non più come un passo ulteriore nel processo formativo, ma come un lavoro stabile per circa cinque anni e regolarmente pagato. La ragione di tutto ciò è la lucida consapevolezza di come il precariato, lo sfruttamento e i pagamenti ‘irregolari’ siano la consuetudine per i giovani medici”.
 
“Per questa ragione – denunciano – molti valutano la possibilità di “gettarsi” sul concorso di medicina generale non per amore del lavoro del medico di famiglia, ma per la ricerca di una entrata economica stabile per quanto piccola per entità. É una tendenza terribile che distrugge il ruolo della formazione. Questa tendenza legata al fatto, poco sottolineato da giornali o dal altri sindacati, che circa il 25]]%]] dei nuovi medici sotto i 40 anni decide di emigrare, è lo specchio della sconfitta e dell'abbandono da parte delle Istituzioni di una intera generazione”. 
 
“Non basta annunciare un nuovo concorso – concludono Renzi e Lucarelli – se non si ha un piano per la formazione e l'integrazione nel nostro servizio sanitario delle nuove generazioni”.
 

09 Febbraio 2015

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