De Biasi: “Innovare processo di valorizzazioni delle professionalità”
“Io ribadisco fermamente – ha proseguito – di essere contraria alla sanità integrativa. La ricerca di un nuovo equilibrio tra le figure professionali non può quindi essere perseguita esclusivamente per fare cassa. Non si può quindi cadere nella trappola di alcune Regioni che intendono il Patto per la Salute come una revisione dello schema tra le professioni in termini di risparmio perché poi il rischio consistente è che si finisca per utilizzare male le risorse”.
De Biasi ha quindi osservato che in una fase di crisi “il tema centrale non può essere rappresentato soltanto dai tagli; la sfida è invece quella di riconvertire i risparmi, riallocando le risorse sull’innovazione. Ogni euro risparmiato deve quindi restare in sanità, anche perché il privato esiste soltanto se esiste il pubblico”. E il Patto della Salute “sta rischiando seriamente di restare soltanto sulla carta: bisogna costruire un nuovo approccio rispetto alle risorse e comprendere realmente che non possono esistere 20 sistemi regionali differenti e difformi con livelli enormi di disuguaglianza a danno dei cittadini e della professionalità degli operatori”.
In questo senso appare fondamentale costruire “un nuovo equilibrio tra territorio e ospedale, evitando però di deprimere quest’ultimo. Serve una maggiore collaborazione tra le Regioni. Il tema del personale non è stato affrontato in maniera adeguata nel Patto per la Salute. Per esempio la figura dell’infermiere non viene purtroppo considerata in termini di professionalità. Ci possono certamente essere le specializzazioni, ma l’infermiere va inteso in primis come un professionista a tutto tondo. Bisogna quindi costruire un’innovazione di processo – ha concluso – valorizzando le professionalità e tenendo conto dell’evoluzione del Ssn”.
06 Marzo 2015
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