Ricerca biomedica di base. Il ruolo delle università e degli enti pubblici
“La ricerca di base – spiega il Rapporto – sembra sempre più basarsi sul lavoro delle strutture universitarie e di ricerca, o su realtà economiche da queste scaturite, per cui diventa fondamentale l’equilibrio tra investimenti pubblici e privati. Da questo punto di vista, la differenza tra realtà come quella statunitense, tuttora il più grande mercato farmaceutico, e realtà come l’Italia è significativamente marcata”. Negli Stati Uniti, così come in altri paesi dove si pone maggiore attenzione all’importanza strategica della ricerca farmacologica sia dal punto di vista industriale sia sotto l’ottica del miglioramento della salute pubblica, l’investimento pubblico nella ricerca di base è elevato, e a questo si aggiunge quello delle charities. “Ciò – spiega il Rapporto – permette di sviluppare ‘prodotti intermedi’, ad esempio nuove molecole cui il mercato farmaceutico fa riferimento per lo sviluppo di nuovi farmaci”.
Anche in Italia, comunque, specie negli ultimi 10 anni, si è sviluppato il fenomeno degli Spin-off di universitari e di enti pubblici di ricerca. Secondo i dati citati dal Censis-Forum per la ricerca biomedica, al 31 dicembre 2013 gli spin off della ricerca pubblica erano 1.102, di cui l’87,4% costituito nell’ultimo decennio. In relazione ai settori di attività, quello biomedicale rappresenta l’8,0% degli spin-off, pari a 88 imprese, mentre quello delle scienze della vita consta di 174 spin-off (15,8%).
Nodale nel contesto italiano è inoltre il ruolo del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), il più grande Ente pubblico di ricerca del nostro paese. Lavorano al Cnr più di 11.000 addetti, di cui il 60% composto da ricercatori e tecnologici e l’ente si compone di una rete di 107 istituti di ricerca, organizzati in 7 dipartimenti tematici. Tra questi il Dipartimento Scienze biomediche (Dsb).
A fine 2013, si registravano 59 società spin off, la cui nascita è stata favorita dal Cnr, di cui 6 a partecipazione diretta di tale Ente. “Alcune di questi spin off – spiega il Rapporto – hanno goduto di finanziamenti pubblici, del Miur o di fondi regionali, e/o hanno usufruito di premi nazionali o internazionali per le migliori idee di start up. In altri casi, si è avuto il sostegno di partner industriali o di investitori specializzati nell’early stage financing. Per le iniziative più recenti, si sono aggiunti anche gli strumenti istituti dalle banche per la promozione ed il sostegno di nuove realtà imprenditoriali”.
20 Aprile 2015
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