Tumore della prostata metastatico: stadio terminale o patologia cronica?

Tumore della prostata metastatico: stadio terminale o patologia cronica?

Tumore della prostata metastatico: stadio terminale o patologia cronica?
Globalmente, sono circa 217000 gli italiani costretti a convivere con questa patologia. Il tumore alla prostata rappresenta il 20% di tutti i tumori nella popolazione maschile ed è il primo per genere

Il tumore della prostata è una neoplasia maligna che origina dalle cellule epiteliali della prostata, una ghiandola dell’apparato genitale maschile. Le statistiche parlano chiaro: un over 50 su 16, in Italia, è a rischio di sviluppare un tumore della prostata (dati AIRC – Associazione Italiana Ricerca sul Cancro). Globalmente, sono circa 217000 gli italiani costretti a convivere con questa patologia. Il tumore alla prostata rappresenta il 20% di tutti i tumori nella popolazione maschile ed è il primo per genere.
Come confermato dalle Linee Guida del carcinoma della prostata dell’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) ci sono differenze epidemiologiche tra Nord e Sud. L’incidenza del carcinoma alla prostata scende di 22 punti percentuali nel Centro (85,3/ casi/100.000 abitanti contro i 109,5/100.000 abitanti del Nord) e addirittura di 44 nelle regioni del Sud (61,4/100.000 abitanti). Questa differenza è parzialmente riconducibile a un gap diagnostico fra Nord e Sud, poiché non si osservano differenze di mortalità fra le varie aree geografiche del Paese.
Nell’ultimo decennio, il numero di nuovi casi è più che raddoppiato. La ragione principale è l'aumento dell'età media. Ma grazie alle nuove terapie e alla diagnosi sempre più precoce la mortalità è in costante diminuzione. A cinque anni dalla diagnosi, la sopravvivenza supera il 91 per cento.
Epidemiologia e classificazione della malattia
Il tumore della prostata si sviluppa con maggiore frequenza negli uomini over 50, anche se le diagnosi al di sotto di questa soglia anagrafica sono sempre più frequenti. Il rischio di sviluppare il tumore è correlato a:età, fattori genetici, i familiarità, alimentazione e stile di vita, razza. Il carcinoma alla prostata rappresenta un’importante causa di mortalità nella popolazione maschile in Europa e negli Stati Uniti, ed è invece meno diffuso in Asia. Tuttavia, le cause specifiche del cancro alla prostata rimangono ancora sconosciute. In fase precoce questo tipo di tumore è asintomatico. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi, in questa fase, arriva in seguito al riscontro di un livello elevato nel sangue di PSA (l’antigene prostatico specifico). I sintomi, se compaiono in fase precoce, sono molto simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna, e comprendono pollachiura, nicturia, difficoltà nella minzione, ematuria e stranguria, difficoltà a raggiungere l’erezione ed eiaculazione dolorosa.
Il tumore della prostata metastatico
Il tumore della prostata può metastatizzare con relativa facilità. In virtù della posizione anatomica della prostata, le sedi linfatiche più coinvolte, in caso di metastasi, sono i linfonodi regionali ed extraregionali. Tuttavia, il problema principale del tumore alla prostata è lo sviluppo di metastasi ossee. In questi casi, il paziente presenta dolore alla colonna vertebrale, alla pelvi e alle coste. Se la malattia è presente a livello vertebrale, si può avere la compressione del midollo spinale, con conseguenti sintomi neurologici agli arti inferiori e incontinenza fecale e urinaria. Le localizzazioni ossee costituiscono le sedi metastatiche più frequenti (70% dei pazienti che sviluppano metastasi).
Le terapie del tumore alla prostata
A seconda dello stadio e della presenza o meno di metastasi, la terapia per il tumore alla prostata comprende sostanzialmente tre opzioni:
a.Chirurgia
b.Radioterapia loco-regionale
c.Terapia ormonale
La terapia chirurgica mira a eradicare il tumore rimuovendo la prostata (prostatectomia radicale) e le vescicole seminali.
Molto efficace nei tumori non metastatizzati, non è scevra da complicanze, in quanto può provocare danni ai nervi circostanti la prostata, in particolare ai nervi erigendi, alterando significativamente la qualità della vita del paziente.
Circa il 40% degli uomini che sono stati sottoposti a una prostatectomia va incontro a fenomeni di incontinenza urinaria, che si manifesta quando sono sottoposti a un lavoro muscolare breve e intenso, come ridere, starnutire o tossire.
Non sono rari i casi di impotenza, sebbene la sensibilità sul pene e la capacità di raggiungere l’orgasmo rimangano inalterate.
La radioterapia mira, invece, a uccidere le cellule tumorali utilizzando radiazioni ionizzanti, i raggi X, in grado di danneggiare o distruggere il DNA delle cellule in fase replicativa. Nel trattamento del tumore della prostata possono essere impiegati due tipi di radioterapia, a seconda delle caratteristiche d’esordio della patologia e del paziente: la radioterapia a fasci esterni e la brachiterapia.
La terapia ormonale ha l’obiettivo di impedire alle cellule tumorali della prostata di legare un ormone, il diidrotestosterone (DHT), che riveste un ruolo fondamentale nella crescita del tumore stesso. Generalmente, questo tipo di terapia è indicata nei casi di malattia avanzata alla diagnosi, oppure nei casi di recidiva della malattia.
Quando il tumore alla prostata sviluppa una resistenza alla terapia ormonale, viene definito “resistente alla castrazione” o “ormonorefrattario”.
I pazienti con tumore resistente alla castrazione possono ricevere un trattamento di tipo chemioterapico con docetaxel, farmaco in grado di aumentare la sopravvivenza dei pazienti stessi e registrato in questo stadio della malattia; inoltre negli ultimi anni si sono rese disponibilinuove molecole di tipo ormonale e chemioterapico; tra esse, vi sono abiraterone ed enzalutamide, e cabazitaxel, un nuovo taxano efficace nei pazienti non più responsivi a docetaxel.
Di recente è stata introdotta anche la terapia radiometabolica con Radio223 dicloruro, un radiofarmaco calcio-mimetico che emette particelle alfa. Questo alfa-emittente ha azione specifica nelle aree di aumentato turnover osseo ed è indicato per pazienti affetti da tumore della prostata resistente alla castrazione, con metastasi ossee sintomatiche e senza metastasi viscerali note.
Il radiofarmaco agisce selettivamente sul tessuto osseo senza che altri distretti ricevano una attività significativa di radiazioni; inoltre, il suo breve raggio di penetrazione tissutale consente che non ci siano importanti effetti collaterali a carico del midollo emopoietico. Le radiazioni alfa non comportano particolari rischi per il paziente, né per le persone che lo circondano.

25 Giugno 2015

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