Leucemie derivanti da terapie oncologiche: un registro per studiare il fenomeno

Leucemie derivanti da terapie oncologiche: un registro per studiare il fenomeno

Leucemie derivanti da terapie oncologiche: un registro per studiare il fenomeno
Il Registro nazionale per queste malattie, coordinato dagli ematologi dell’Università Cattolica di Roma, punta a identificare le categorie di pazienti a maggior rischio di sviluppare una leucemia secondaria, registrando almeno 500-1.000 casi nei prossimi 5 anni. Lo stato dell’arte su queste leucemie in occasione del Congresso internazionale da oggi a sabato 26 marzo al Policlinico Gemelli.

Una malattia oncologica può scatenare un’altra malattia: sono le leucemie secondarie e in Italia si vanno sempre più affinando le tecniche per scovarle, capirne i meccanismi e prevenirle. Un grosso aiuto arriva dal Registro delle Leucemie Secondarie, coordinato dall’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, che si pone l’obiettivo di arrivare a identificare le categorie di pazienti a maggior rischio di sviluppare una leucemia secondaria, registrando almeno 500-1.000 casi nei prossimi 5 anni.
“Il registro italiano si  pone l'obiettivo di identificare le categorie a maggior rischio, registrando almeno 500-1000 casi di leucemie secondarie in 5 anni – spiega Livio Pagano ematologo dell’Università Cattolica di Roma, segretario scientifico del simposio – con l'unico limite della mancanza del denominatore assoluto (quante nuove diagnosi per ogni patologia neoplastica sono identificate in Italia) a causa della mancanza di un registro tumori nazionale”.
Dal 2005 è attivo anche un sito internet dedicato (www.secondaryleukemia.org), spiega Pagano, per poter documentare le esperienze scientifiche del gruppo, e per registrare, a partire dall'aprile 2009 (data approvazione CE 16/04/2009), in uno studio multicentrico on-line, i casi di leucemie secondarie osservate in Italia. Il registro, coordinato da Giuseppe Leone, Direttore dell’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica di Roma, coinvolge 39 Centri principalmente ematologici disseminati su tutto il territorio nazionale e afferenti al GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto). Dall’Aprile 2009 al Settembre 2010 sono stati inseriti 148 pazienti.
Le leucemie acute e le sindromi mielodisplastiche secondarie a trattamento chemio- o radioterapico per altra neoplasia o malattia autoimmune (dette therapy-related, t-AL) rappresentano un problema emergente in ematologia, per l’uso sempre più frequente di trattamenti intensivi e la prolungata sopravvivenza dei pazienti trattati. Non si hanno dati precisi e attendibili sulla frequenza delle t-AL, ma le stime dicono che la loro percentuale rispetto alle forme de novo sia intorno al 15%. I fattori predisponenti e la patogenesi delle t-AL non sono stati ancora identificati, ma è improbabile che la leucemia secondaria sia un evento  del tutto casuale. Dei pazienti esposti a radio- e/o chemioterapia, solo una minoranza sviluppa una t-AL: fra le ipotesi di predisposizione individuale vi sono variazioni individuali nel catabolismo dei farmaci (smaltimento delle terapie da parte dell’organismo) e nella riparazione del danno al DNA. Ma oltre ai farmaci bisogna considerare anche le patologie primitive, che possono rappresentare di per sé un fattore predisponente. Fra queste, le malattie neoplastiche che più frequentemente precedono una t-AL nell’adulto sono le malattie linfoproliferative (Linfoma di Hodgkin e non Hodgkin), i tumori della mammella e dell’apparato riproduttivo (ovaio e testicolo) e nel bambino la leucemia linfoblastica acuta e i tumori del SNC. Altre cause predisponenti possono essere rappresentate da fattori di tipo ambientale e dalla familiarità per malattie neoplastiche.
Dal momento che soltanto una piccola percentuale dei soggetti esposti a terapia citotossica sviluppa una t-AL, è ipotizzabile una predisposizione individuale genetica. Tale suscettibilità potrebbe dipendere da fattori ereditari, quali i polimorfismi del metabolismo dei farmaci o della riparazione del DNA. Una predisposizione specifica appare associata non solo al tipo di trattamento, ma anche alla malattia primaria, come dimostrato per la leucemia a promielociti secondaria a carcinoma della mammella o a sclerosi multipla, trattate con mitoxantrone.
“Dal momento che le t-AL presentano scarsa risposta alle terapie normalmente utilizzate nelle leucemie acute – spiega Pagano – di primaria importanza è la caratterizzazione di nuovi bersagli, per terapie mirate, quali le lesioni epigenetiche e specifiche lesioni molecolari, caratterizzanti i cariotipi delle t-AL”.
 

24 Marzo 2011

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