Diabete. Incretine non aumentano rischi di insufficienza cardiaca

Diabete. Incretine non aumentano rischi di insufficienza cardiaca

Diabete. Incretine non aumentano rischi di insufficienza cardiaca
Secondo uno studio che ha coinvolto oltre 1.5 milioni di persone in canada, Regno Unito e Stati Uniti, trattamenti a base di incretine come sitagliptin e dulaglutide non aumenterebbero il rischio di insufficienza cardiaca.

(Reuters Health) – Fino ad oggi le evidenze erano state contrastanti: il SAVOR-TIMI 53, un trial del 2013, ha dimostrato che sitagliptin aumenta il rischio di insufficienza cardiaca del 27% rispetto al placebo. Tuttavia, il trial EXAMINE dello stesso anno non ha riscontrato un aumento del rischio con alogliptin, così come lo studio TECOS del 2015 sul sitagliptin. “Credo che la comunità scientifica sia rimasta un po’ sorpresa dall’inaspettato risultato di un aumento del rischio nel trial SAVOR” ha commentato l’autore dello stusdio Kristian Filion della McGill University di Montreal. Il nuovo lavoro del suo team “dovrebbe fornire qualche assicurazione sia in termini di omogeneità dei risultati, sia per il fatto che siamo riusciti a guardare a questa associazione in una configurazione del mondo reale”.
 
Lo studio
Lo studio caso-controllo nidificato ha incluso 29.741 diabetici ospedalizzati per insufficienza cardiaca. Il periodo di osservazione ha coperto 3.2 milioni di anni-persona. Tra i ricoverati per insufficienza cardiaca, ma senza storia clinica della disfunzione, il 10.6% è stato trattato con farmaci a base di incretine e il 9.8% con farmaci antidiabetici orali. Questo è un tasso di rischio stabile dello 0.82, con un intervallo di confidenza del 95% tra 0.67 e 1.00.

Quando gli inibitori del dipeptidyl peptidase 4 (DPP-4) e gli omologhi del glucagon-like peptide 1 (GLP-1) sono stati considerati separatamente, non c’è stato un aumento del rischio per nessuna delle due classi. Nemmeno la durata della terapia antidiabetica sembra aumentare le probabilità.

Anche per le persone con storia clinica di insufficienza cardiaca, i farmaci non hanno influenzato in modo significativo il rischio di scompenso. Nei casi di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, il 14,4% ha ricevuto farmaci a base di incretine e il 12,3% altri farmaci per il diabete (tasso di rischio: 0,86, intervallo di confidenza del 95% tra 0,62 e 1,19). Ancora una volta, la durata della terapia con i farmaci a base di incretine non sembra aver influenzato i risultati e non è stato riscontrato nessun effetto quando gli inibitori di DPP-4 e i loro omologhi per GLP-1 sono stati considerati separatamente.
I dati provengono dalle province canadesi di Alberta, Ontario, Manitoba e Saskatchewan, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti.
 
Fonte: N Engl Med 2016
 
Gene Emery
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Gene Emery

24 Marzo 2016

© Riproduzione riservata

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