Bpco. Eosinofili nel sangue spia di possibili recidive e aggravamenti

Bpco. Eosinofili nel sangue spia di possibili recidive e aggravamenti

Bpco. Eosinofili nel sangue spia di possibili recidive e aggravamenti
Nei pazienti affetti da bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), che hanno interrotto la terapia a base di corticosteroidi per via inalatoria (ICS), il livello di eosinofili nel sangue è la spia di possibili ricadute. Se da un lato questo trattamento riduce il rischio di inasprimento della patologia polmonare, in particolare nei soggetti più gravi, l’uso degli ICS è associato ad un aumento del rischio di polmoniti, fratture ossee, diabete e invecchiamento cutaneo.

(Reuters Health) – È quanto emerge dallo studio WISDOM, condotto nel centro di ricerca polmonare di Grosshansdorf in Germania, da un team di ricercatori guidati da Henrik Watz. Gli studiosi, analizzando un gruppo di pazienti, hanno notato come un livello più alto di eosinofili nel sangue fosse collegato, in assenza di una terapia adeguata, a possibili casi di ricaduta.I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Respiratory Medicine.
 
Lo studio
Nello studio WISDOM, randomizzato e a gruppi paralleli, in un arco temporale di 12 mesi, sono stati somministrati ai pazienti, giornalmente e per 6 settimane, 18 microgrammi di tiotropio bromuro, 100 mcg di salmeterolo, e 1.000 mcg di fluticasone propionato. Successivamente in modo casuale, solo ad alcuni è stata somministrata in modo continuo o ridotta, una terapia a base di corticosteroidi per 12 settimane.

Alla fine di questo trattamento, tramite una post-hoc analisi, sono stati messi a confronto il tasso e il tempo di innalzamento dei livelli di soglia degli eosinofili nei vari sottogruppi. Poiché non esiste un’unico livello di conteggio clinicamente rilevante per la BPCO di queste cellule, i ricercatori hanno stratificato i pazienti sia in base alla percentuale che al numero assoluto dei granulociti.

Per cercare di identificare al meglio un segnale, il team di studiosi, che ha condotto analisi lungo tutto il peroiodo dei 12 mesi dello studio, ha preso in esame – come test primario – il periodo successivo all’interruzione della terapia a base di ICS. Su 2.300 pazienti, il riacutizzarsi della malattia, sia grave che in forma moderata, era significativamente più alto nel gruppo che aveva interrotto la terapia per via inalatoria rispetto a quello che aveva continuato a riceverla, con un conteggio del livello di eosinofili nel sangue pari al 2% o superiore (rapporto di rischio –RR- 1.22), del 4% o superiore (RR, 1.63), e del 5% o superiore (RR, 1.82). L’aumento del tasso di aggravamento cresceva in proporzione all’innalzamento del livello soglia degli eosinofili e in particolare per i livelli con soglia del 4 e del 5% pari, rispettivamente, a 300 e 400 cellule per mcL.

Commenti
“Questi dati rappresentano un piccolo aiuto per i medici nell’identificare quei pazienti a rischio con gravi forme di BPCO che potrebbero beneficiare di una terapia continuativa per via inalatoria a base di corticosteroidi” ha commentato il dottor Watz, autore dello studio. Secondo un altro autore, Peter Calverley dell’Aintree University Hospital di Liverpool: “quanto identificato, sebbene necessiti di essere valutato in atri studi prospettici, è da ritenersi corretto. Leggendo le informazioni che arrivano da un semplice esame del sangue, i medici potranno essere in grado di capire se un paziente possa trarre beneficio o meno dalla somministrazione delle più comuni terapie utilizzate in questi casi; e quindi poter utilizzare meglio trattamenti meno costosi per i pazienti affetti da BPCO”.

Fonte: Lancet Respir Med 2016

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Marilynn Larkin

19 Aprile 2016

© Riproduzione riservata

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