Ecco il documento del Centro Studi Fnomceo per la conferenza di Rimini
Si dà quindi tempi medio lunghi la Fnomceo per dare corpo a quella nuova figura di medico del futuro che è stata al centro della tre giorni di Rimini e del resto non poteva che essere così considerando le sfide che la Federazione si è data in tutti i campi dell'essere e agire del medico.
“Il medico – si legge nel documento – è un protagonista centrale nel processo di cambiamento in atto del nostro sistema sanitario e la riflessione sull’evoluzione nei prossimi anni della sua figura è un momento essenziale per permettere a questo professionista di giocare un ruolo strategico nel servizio alla società”.
Per la Fnomceo “all’interno dei nuovi scenari, il medico è oggi chiamato, in modo consapevole e proattivo, a:
– essere regista del proprio percorso professionale, cogliendo i momenti chiave di ogni fase (ad esempio quando specializzando, leader professionale, mentore per i colleghi più giovani, ecc.);
– approfondire le proprie competenze, tecniche e non-tecniche, utilizzando al meglio gli strumenti del Continuous Professional Development;
– agire come attore competente nella dimensione economica, sociale e politica della propria comunità;
– adattarsi allo sviluppo e contribuire a determinare i mutamenti delle organizzazioni sanitarie e del loro governo, cogliendo le opportunità offerte dal cambiamento e valorizzando la centralità del paziente in ogni attività”.
Ma i cambiamenti non potranno essere immediati. “Il percorso per orientare e accompagnare l’evoluzione della figura del medico in Italia richiede una prospettiva temporale di medio-lunga durata, un’azione continua caratterizzata da flessibilità e creatività nel cogliere e sviluppare di volta in volta innovazioni e opportunità, una verifica periodica dello stato dell’arte che diventi poi feed back e punto di ripartenza per tutti i protagonisti coinvolti”.
Gli ambiti nei quali è necessario investire per la Fnomceo:
1. rivisitazione e consolidamento degli elementi che caratterizzano la professionalità del medico, da quelli più tecnici a quelli legati alla capacità di lettura e di intervento nel contesto;
2. promozione e supporto delle attività di formazione continua negli ambiti clinico assistenziali di interesse;
3. promozione e supporto della formazione in settori strategici per il miglior esercizio della professione, in particolare:
a. nei NOTTS, con particolare enfasi in merito al tema della capacità di lavorare in gruppi (multispecialistici e multiprofessionali), da cui non può essere estranea una specifica formazione etico-deontologica;
b. nella capacità di comunicare professionalmente in modo efficace con i colleghi, con i pazienti (anche tenendo conto del loro ruolo sempre più attivo, nonché della loro alfabetizzazione sanitaria), con le altre professioni sanitarie e con la società;
c. nella capacità di leggere e inserire il singolo evento clinico nel contesto più ampio della storia del paziente e del sistema sociale in cui è inserito;
d. nella capacità di gestire il proprio sviluppo professionale e lo stress che può accompagnarne alcune fasi;
e. nell’esercizio della leadership professionale, modulata in funzione dei livelli di azione cui il professionista è chiamato;
f. nella conoscenza e comprensione dei meccanismi che regolano la dinamica dei sistemi complessi, che influenzano l’agire quotidiano nei più diversi livelli;
g. nella governance in sanità;
h. nella capacità di contribuire a determinare e a governare i cambiamenti delle organizzazioni.
22 Maggio 2016
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