Cardiochirurgia mininvasiva per la cura di valvola mitrale e aortica. Intervista a Giuseppe Speziale
In cosa consiste la chirurgia mininvasiva?
Oggi molti interventi di cardiochirurgia possono essere eseguiti con tecniche di chirurgia mininvasiva. Questo vuol dire che, anziché aprire lo sterno creando un trauma importante al paziente, l’identico intervento può essere eseguito con piccoli tagli, generalmente tra una costola e l’altra, evitando così di aggiungere quella parte di intervento ortopedico a un intervento cardiochirurgico già molto importante.
Cosa cambia con questo tipo di chirurgia?
Cambia molto perché ovviamente l’entità del trauma è totalmente diversa, così come il dolore che subisce il paziente, la ripresa postoperatoria è molto più veloce e, molte volte, anche il rischio operatorio si abbassa notevolmente. Ovviamente si può ricorrere alla chirurgia mininvasiva solo per alcuni interventi e non in tutti i casi. Sicuramente per tutte le patologie mitraliche e aortiche isolate oggi siamo in grado di effettuare questi interventi in mininvasiva e non più in sternotomia. Il vantaggio è perciò maggiore per le persone fragili, come gli anziani (ricordiamo che la nostra popolazione invecchia sempre di più) e i risultati sono eccellenti, specie quando operiamo in Centri ad alto volume con una grande competenza in chirurgia mininvasiva.
In cosa consiste la chirurgia nanoinvasiva?
La chirurgia nanoinvasiva rappresenta un approccio forse ancora più ottimale della mininvasiva. Con queste tecniche, a parte il piccolo taglio e quindi il trauma di accesso molto più basso rispetto alla chirurgia standard, c’è anche la possibilità di evitare la circolazione extracorporea. In questo modo i pazienti possono usufruire, nel caso di patologie valvolari, di un approccio ancora meno traumatico rispetto alla mininvasiva.
A cura dell'Ufficio stampa
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17 Giugno 2016
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