Contratti Pa. Mangiacavalli (Ipasvi) sui rilievi del Mef ad Atto indirizzo: “Non si blocchi sviluppo di professioni e dirigenza sanitaria”

Contratti Pa. Mangiacavalli (Ipasvi) sui rilievi del Mef ad Atto indirizzo: “Non si blocchi sviluppo di professioni e dirigenza sanitaria”

Contratti Pa. Mangiacavalli (Ipasvi) sui rilievi del Mef ad Atto indirizzo: “Non si blocchi sviluppo di professioni e dirigenza sanitaria”
La presidente della Federazione rileva come “risorse in dubbio per i rinnovi contrattuali, ma soprattutto dubbi dell’Economia sui percorsi di sviluppo delle professioni e della dirigenza sanitaria”. E poi l’appello: “Il Mef tenga pure sotto controllo la spesa, ma non l’organizzazione dei servizi”.

“Le prime perturbazioni sull’organizzazione del lavoro si addensano sull’autunno del personale del Servizio sanitario nazionale: il ministero dell’Economia ha tuonato a fine estate che rispetto agli atti di indirizzo approvati a luglio dal Comitato settore Regioni-Sanità, le risorse non ci sono”. Così si legge in una nota della Federazione che commenta i rilievi del Mef agli atti d’indirizzo.
 
“Contrariamente alle rassicurazioni del ministro della Salute Lorenzin – ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi – che dopo la posizione presa dalle Regioni sui rinnovi, assenti ormai da sette anni, aveva visto il bicchiere mezzo pieno dichiarando che la prossima legge di stabilità avrebbe dato il via a una stagione positiva di rinnovi, gli uffici del ministro Padoan lo hanno bollato come mezzo vuoto. E hanno dato semaforo giallo alle Regioni sugli eventuali impegni di spesa per finanziare progressioni di carriera e contratti innovativi a vantaggio dell’assistenza e della salute dei cittadini, dichiarando nel nome dell’economia, dei tagli e dei risparmi che le risorse non ci sono o quantomeno non sono state ben quantificate e indicate dal Comitato di settore”.
 
“Certo – scrive l’Iapsvi – con i 300 milioni circa stanziati nella legge di stabilità 2015 era ben difficile quantificare qualunque rinnovo, quando lo stesso presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, oltreché il presidente del comitato di settore, l’assessore lombardo al Bilancio Massimo Garavaglia, in sintonia con le proteste dei sindacati avevano dichiarato a suo tempo che con quelle risorse l’aumento avrebbe potuto essere si e non dello 0,2%, contro un livello accettabile dopo sette anni di assenza dei contratti di almeno il 2,5%, per il quale però sarebbe stato necessario qualche miliardo”.
 
“Le Regioni e la stessa Aran – prosegue Mangiacavalli – non potendo affidarsi a improbabili calcoli  privi di fondamento non potevano fare altro che cercare di gettare le basi per un contratto davvero innovativo e isorisorse, come hanno fatto”.
 
“O meglio, – aggiunge la presidente Ipasvi – lo hanno fatto dando credito e affidandosi a quanto scritto nell’articolo 1 del nuovo Patto per la salute che recita: “I risparmi derivanti dall'applicazione delle misure contenute nel Patto rimangono nella disponibilità delle singole regioni per finalità sanitarie. Fermo restando quanta previsto dall'articolo 2, comma 80, della legge 191/2009 (che allenta la morsa per le Regioni in piano di rientro n.d.r.), si conviene altresì che eventuali risparmi nella gestione del servizio sanitario nazionale effettuati dalle regioni rimangano nella disponibilità delle regioni stesse per finalità sanitarie”.
 
“Un modus operandi che a quanto pare all’Economia non è piaciuto, vista la reazione contenuta nel suo parere che ignora del tutto la previsione del Patto”.
 
“Quel che è peggio – sottolinea Mangiacavalli –  è che il Mef, dietro il pretesto del contenimento di spesa, entra nel merito di novità normative che anzitutto non sono ancora definite perché l’atto di indirizzo, in quanto tale, è una indicazione di contenuti che poi Aran e sindacati devono sostanziare e comunque passare la vaglio di Governo e Regioni e che comunque dovrebbero essere compito del ministero della Salute e delle Regioni, istituzioni competenti in materia”.
 
Novità normative che, secondo la presidente Ipasvi, per qualche settimana hanno rappresentato l’unica nota positiva di un nuovo contratto da cui non ci si può davvero aspettare una vera e propria “giustizia economica”, un vero “recupero” in busta paga per il personale del Ssn.
 
“Per gli infermieri e le professioni in generale – spiega – non si tratta di cose da poco conto. A partire dai dubbi sulla figura del “professionista esperto” che rappresenta secondo il Mef una sovrapposizione con un profilo economico, il DS, mentre nella realtà è il segnale di una crescita professionale per i professionisti che con l’economia ha poco a che fare, se non per il merito eventuale che il singolo sarà in grado di dimostrare, fino ai dubbi sulla nuova area delle professioni sociosanitarie, attesa da anni e ancora mai realizzata. Il Mef punta il dito nel nome della spesa su quasi tutte le novità che il Comitato di settore ha previsto per dare maggiore appropriatezza all’assistenza e migliore funzionalità al sistema”.
 
Le Regioni hanno fatto sapere di non essere preoccupate e che saranno in grado di far contento il Mef, si spera mantenendo l’impianto già previsto per gli atti di indirizzo.
 
Ma davvero risuona sempre più forte e attuale l’allarme lanciato anche in queste settimane da alcuni sindacati, per ora confederali, circa l’insufficienza e l’indeterminatezza delle risorse necessarie al contratto.
 
“È compito del Mef  – dichiara Mangiacavalli –  tenere sotto controllo la spesa, è vero, ma nel nome del pareggio di bilancio e non dell’organizzazione dei servizi.
È necessario che la Salute garantisca i servizi invece, rendendo sempre più appropriato e quindi anche meno dispendioso ed efficiente il sistema, ricordano che quello sulla salute è un “Patto” e che come tale va rispettato dalle parti che lo hanno sottoscritto.
Ed è necessario – prosegue –  che i sindacati facciano la loro parte e siano pronti a far rispettare i diritti sul lavoro di centinaia di migliaia di professionisti che finora hanno garantito l’efficienza del sistema sulle proprie spalle e con la propria salute”.
“Per quanto ci riguarda – aggiunge ancora – veglieremo che nessuno venga meno allo sviluppo della professione e all’affermazione di ruoli e competenze che sono nei fatti ormai proprio in quelle Regioni che garantiscono l’equilibrio di bilancio e, quindi, che hanno dimostrato la possibilità di coniugare spesa ed efficienza per la salute. Misure che ora devono entrare nel meccanismo generale a regime del sistema per tutti”.
“Ora ognuno faccia la sua parte – conclude Mangiacavalli – senza più confusioni di ruoli e competenze. È necessaria chiarezza: la Federazione e i Collegi hanno l’obbligo di tutelare la professione, il professionista e il cittadino facendosi garanti e portavoce dei diritti e dei doveri della professione. Il sindacato invece ha l’obbligo di tutelare il lavoratore e i diritti di quest’ultimo, facendosi suo portavoce e diventandone il rappresentante per tutto ciò che riguarda le questioni economiche e l’organizzazione del lavoro”.

31 Agosto 2016

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