Il commento di Romano Colozzi
Una manovra irricevibile. "Le Regioni hanno fatto una prima dichiarazione molto importante, cioè che condividono la scelta di una manovra delle dimensioni di quella prevista dal Governo, in ottemperanza agli impegni assunti in Europa e finalizzata a dare inequivocabili segnali di piena tenuta dei conti pubblici, a fronte delle preoccupanti spinte speculative di queste ultime settimane. All’interno di questo giudizio, le Regioni hanno però richiamato due problemi su cui ritengo che il governo non possa fare spallucce. Il primo: i tagli nei trasferimenti per 10 miliardi in due anni colpiscono dei servizi fondamentali per l’intero Paese quali il trasporto pubblico locale, il sostegno alle imprese etc. con gravissime ripercussioni sociali. Il secondo è che l’incidenza percentuale dei tagli prevista per le Regioni sui propri bilanci è assolutamente spropositata e non proporzionale rispetto a quella operata per gli altri livelli di governo. Di particolare stridore è la distanza fra l’incidenza del 13,28 % per le Regioni e il 2,07% per le amministrazioni centrali".
Le Regioni e il deficit. Che le Regioni siano l'anello debole degli sprechi "è un luogo comune che si è consolidato applicando all’insieme di tutte le Regioni quello che negli ultimi 10 anni si è verificato in quattro Regioni sulla spesa sanitaria che, in tali zone, non è stata tenuta sotto controllo. Ma se si guarda con obiettività l’andamento del debito nei diversi comparti della pubblica amministrazione, non basandosi sulle voci ma sui dati ufficiali Bankitalia e MEF, si vedrà come le Regioni, nell’ultimo triennio, diminuiscano il debito del 6,21%, a fronte di un aumento da parte delle amministrazioni centrali dell’11,2 %".
I rischi per il federalismo fiscale. "La legge 42/2009 prevedeva di applicare nuovi meccanismi di fiscalizzazione all’insieme dei trasferimenti già prestabiliti al momento dell’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi nel bilancio dello Stato.
L’effetto di tale manovra sarà che, quando verranno emanati i decreti attuativi in tema di autonomia impositiva, per le Regioni non corrisponderà nel bilancio dello stato nessun fondo da fiscalizzare. Quindi il federalismo fiscale rimarrebbe sostanzialmente lettera morta. A meno che qualcuno non stia pensando a una sorta di gioco delle tre carte, con il quale sostituire i fondi tagliati dal Decreto legge con risorse sottratte al fondo sanitario nazionale, attraverso l’applicazione dei cosiddetti costi standard. Ma non voglio neppure pensare che ci possa essere qualcuno nel nostro Paese convinto veramente che questa manovra, socialmente inaccettabile, costituzionalmente insostenibile e politicamente devastante possa effettivamente prendere corpo".
C'è possibilità di uscire dallo stallo? "Credo ci siano i margini per trovare un accordo che, senza cambiare i nostri impegni rispetto all’Europa, possa mettere al riparo, contemporaneamente, federalismo fiscale ed erogazione dei servizi essenziali per il Paese. Per questo abbiamo aperto un tavolo di confronto con il governo. Sono ottimista e credo che si troverà soluzione equilibrata".
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11 Giugno 2010
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