Hiv. Nps Italia: “La prevenzione passa anche dalla corretta informazione dei mass media”

Hiv. Nps Italia: “La prevenzione passa anche dalla corretta informazione dei mass media”

Hiv. Nps Italia: “La prevenzione passa anche dalla corretta informazione dei mass media”
Formare i giornalisti affinché siano istruiti su rischi e prevenzione dell’Hiv per diffondere una corretta informazione tra tutti i cittadini. È questo l’obiettivo di NPS Italia Onlus che intende organizzare un incontro tra l’associazione e l’ordine dei giornalisti di Roma e Milano.

Una corretta prevenzione dell’Hiv passa anche da una informazione altrettanto corretta. E per farlo è necessario che anche i giornalisti abbiano un quadro chiaro della situazione: il ruolo dei media appare fondamentale per sensibilizzare il pubblico sui rischi del contagio. Per questo motivo NPS Italia onlus sta programmando un meeting per i giornalisti chiedendo la collaborazione dell’Ordine di Roma e di Milano. Il meeting sarà tenuto da attivisti, infettivologi, esperti del settore.
 
Un glossario per informazioni corrette
Nell’ultimo congresso nazionale ICAR 2016 NPS aveva già lanciato un’idea per cominciare a fare chiarezza. È stato proposto un glossario sull'Hiv: anche in Italia è necessario promuovere un uso corretto dei termini, come avviene già da tempo anche in altri paesi. Per esempio, la dicitura “sieropositivo” è sbagliata, si può essere sieropositivi a qualsiasi test, per esempio a quello dell’herpes. Meglio utilizzare “persona che vive con Hiv”.
 
Una questione al di là della privacy 
NPS Italia onlus discute sulla vicenda che ha coinvolto Marco Prato: “non sappiamo se sapesse o no di essere sieropositivo al virus dell'HIV. Non è compito nostro giudicarlo. Una persona che è negativa e partecipa a un’orgia o a un incontro sessuale non protetto – ha spiegato NPS Italia onlus – sa che rischia l’Hiv ma anche la gonorrea e qualsiasi malattia sessualmente trasmissibile. Nel 2017 non può non essere consapevole di questo, c’è sempre una responsabilità individuale, condivisa al 50% con il partner. Se un individuo è sieropositivo e non lo sa allora noi non dobbiamo e non possiamo nemmeno parlarne perché si tratta di una persona inconsapevole al momento dei fatti del proprio stato sierologico. Se lo sa e ha scelto di non dirlo e di non usare precauzioni si entra in una materia complicata, si possono configurare la responsabilità penale, il dolo e la lesione aggravata, ma di certo non sta a noi stabilire a che livello si pone la sua responsabilità. Se lo sa esiste una responsabilità delle persone con Hiv che è individuale, ma anche collettiva. Un comportamento a rischio lede l’intera comunità delle persone con Hiv, comunità che da anni si batte contro lo stigma sociale che colpisce coloro che ne fanno parte. Magari Marco non se ne sente un membro, ma lo è ugualmente”.
 
Secondo NPS Italia onlus questi episodi ci riportano indietro di tanti anni: “la responsabilità collettiva- ha continuato NPS- impone alla persona con Hiv non di rivelarlo durante un incontro sessuale, ma di poter scegliere tra le diverse precauzioni oggi a disposizione per le persone con HIV, ovvero condom, Tasp (uso corretto delle terapie Arv in modo da azzerare la carica virale e non essere infettivo). Se la persona che ha di fronte non vuole usare protezioni, allora ognuno per la sua strada. Ma anche la persona che si trova coinvolta in questo rapporto sessuale ha la facoltà di poter scegliere: condom, PrEP, PEP e sono tutte cose che nel 2017 chi vive in questa società ed è sessualmente attivo ha il dovere di sapere. Ecco perché – ha concluso – la responsabilità è parimenti distribuita”.

16 Marzo 2017

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