Farmacisti cercasi. In Italia 600 posti vacanti

Farmacisti cercasi. In Italia 600 posti vacanti

Farmacisti cercasi. In Italia 600 posti vacanti
Secondo il Rapporto 2011 di Unioncamere, la figura del farmacista sarebbe tra le più ricercate dalle imprese italiane. Tuttavia, secondo l’analisi, almeno 600 posti di lavori a disposizione rimarrebbero ancora scoperti.

Erano 1.240 lo scorso anno. Quest’anno sono almeno 400 di più. Stiamo parlando del numero di farmacisti che, secondo l’ultima e più recente edizione del Rapporto Unioncamere, le imprese italiane “prevedono” di assumere entro il 2011. Si tratta di 1.640 farmacisti (o, meglio, farmacisti e “professioni assimilate” che non sono meglio specificate dal documento di Unioncamere) rientranti tra le figure professionali più richieste dal comparto produttivo e distributivo. Un dato certamente importante e sotto molti aspetti positivo ma che va comunque letto con molta attenzione e, soprattutto, senza generare facili ottimismi. La sua genericità, infatti, lascia irrisolti numerosi interrogativi. Non viene infatti spiegato quali siano i comparti che hanno particolare necessità di farmacisti: si parla di farmacie aperte al pubblico? Oppure si tratta di aziende del settore farmaceutico? Il rapporto Unioncamere non specifica e Quotidiano Sanità, che ha chiesto spiegazioni in proposito, è ancora in attesa di riceverle.
Il rapporto, inoltre, non specifica come si giunga a determinare il numero (600 unità) di “farmacisti e professioni assimilate” ricercati dalle imprese nell’anno in corso e considerati “di difficile reperimento”, così come gli informatici, gli ingegneri e gli specialisti nei rapporti con il mercato, solo per citare alcune delle “professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione” tanto ambite dalle imprese italiane.
Un ulteriore interrogativo nasce poi dalle ragioni che, sempre secondo il rapporto Unioncamere, impediscono alle imprese di trovare sul mercato i professionisti di cui sopra.
Nel caso dei farmacisti, nel 32,3% dei casi si tratta del “ridotto numero di candidati”. Ma anche qui diventa difficile comprendere quale sia il parametro scelto: una semplice differenza numerica tra i laureati in farmacia del 2010-2011 e la richiesta di farmacisti? O il fatto che in alcune Regioni, più che in altre, sia difficile trovare farmacisti non occupati?
A rendere ancora più fitto il mistero c’è poi un 4,2% di casi nei quali si parla di “inadeguatezza dei candidati”. Anche in questo caso quali sono i parametri sui quali ci si è basati? Quale valutazione consente di giudicare “inadeguato” un laureato in Farmacia o Ctf, magari anche in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione (dato questo che non trova riscontro nell’analisi di Unioncamere)?
In conclusione va comunque ricordato che analisi più specifiche – una su tutte quella di Almalaurea che, anno dopo anno, tiene costantemente sotto controllo l’ingresso nel mercato del lavoro dei laureati italiani – hanno sempre inserito la professione di farmacista tra quelle che più facilmente permettono di lavorare e di trovare occupazione in tempi brevi (da uno a cinque anni) dopo il conseguimento della laurea. Anche i dati di Unioncamere vanno in questa direzione, ma come sempre, è necessaria un’attenzione tutta particolare nell’analisi di questi risultati che, confrontati alla realtà del territorio italiano, hanno un riscontro a volte assai diverso da Regione a Regione.
 
Fatte le dovute premesse, secondo Unioncamere (consulta le tabelle online) il numero di assunzioni a tempo indeterminato (previste o relative) raggiunge il massimo in Lombardia (330 assunti), distanziando di molto gli altri migliori risultati (Puglia 80, Piemonte-Valle D'Aosta e Sardegna 60, Emilia Romagna e Sicilia 50). Il record di assunzioni a tempo determinato si registra invece in Calabria (130), seguito da Lombardia e Puglia (100) e Piemonte-Valle D'Aosta (70).

20 Settembre 2011

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