Emiliano: “Nulla nella firma del decreto risulta razionale o anche solo logico”
“Chi assicura che Mittal non abbandoni l’operazione nel caso in cui la commissione europea ponga condizioni non più convenienti? Chi garantirà il mantenimento degli impegni occupazionali (già oggi assolutamente insoddisfacenti) nel caso in cui la commissione europea abbassi sensibilmente la produttività di Ilva? È stato valutato il costo per la collettività del tempo necessario alla commissione per esprimersi? Chi garantirà la continuità aziendale in questo lasso di tempo, che potrebbe essere anche lunghissimo? E a che costo, visto il totale spregio del piano ambientale di fatto sospeso dalla firma del decreto?”, chiede Emiliano, secondo il quale “ancora una volta motivazioni imperscrutabili finiscono per ripercuotersi sulla comunità tarantina e pugliese”.
Per il presidente della Regione Puglia “nulla nella firma del decreto risulta razionale o anche solo logico. Nulla nella fretta indiavolata del ministro Calenda risulta aver, anche incidentalmente, valutato gli effetti della sua decisione sulla vita dei tarantini. Con una sola firma sono state mortificate le legittime aspirazioni di una città e di un asset strategico del paese. Uno sconcertante esempio di pressapochismo politico rischia di mettere la parola fine alla storia dell'Ilva e alla speranza di ambientalizzare il controverso simbolo di Taranto”.
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06 Giugno 2017
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