Gravidanza fisiologica. La nuova linea guida fa chiarezza sullo screening per il diabete gestazionale

Gravidanza fisiologica. La nuova linea guida fa chiarezza sullo screening per il diabete gestazionale

Gravidanza fisiologica. La nuova linea guida fa chiarezza sullo screening per il diabete gestazionale
Questione controversa all’interno della comunità scientifica internazionale, lo screening per il diabete gestionale è stato al centro dei lavori del gruppo composto da esperti dell’Iss, di Amd e Sid e del Ceveas. Cosa ne è scaturito lo spiega a Quotidiano Sanità Vittorio Basevi (Ceveas).

Criteri di esecuzione dello screening per il diabete gestazionale e definizione dei valori soglia di glicemia plasmatica. È questa la principale novità contenuta dell’aggiornamento della Linea guida sulla gravidanza fisiologica realizzato dal ministero della Salute, dall’Iss (Istituto superiore di sanità) e dal Ceveas (Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza sanitaria) in piena collaborazione con Associazione medici diabetologi (Amd) e Società italiana di diabetologia (Sid). 
Un documento che, come spiega a Quotidiano Sanità il responsabile del progetto Alfonso Mele (Iss), ha un duplice scopo, quello di organizzare le informazioni fondate su prove di efficacia disponibili per orientare i professionisti della salute. E quello di offrire alle donne in buona salute, con una gravidanza senza complicazioni, una guida agli esami e ai trattamenti più appropriati da effettuare nel corso dei 9 mesi. Accendendo però i riflettori su una tematica in particolare, molto controversa all’interno della comunità scientifica internazionale: quella, appunto, dello screening per il diabete gestionale.
Il resto delle raccomandazioni già contenute nella precedente edizione della linea guida sono state infatti confermate. Al contrario, quello sullo screening per il diabete gestionale è stato “un lavoro molto impegnativo”, commenta a Quotidiano Sanità Vittorio Basevi, esperto del Ceveas e componente del gruppo di lavoro che ha curato l’aggiornamento della linea guida sulla gravidanza fisiologica.
Sulla materia, spiega l’esperto, “la qualità delle prove di efficacia disponibili è modesta e questo spiega la disomogeneità presente in raccomandazioni di agenzie di salute o società scientifiche diverse. Quattro linee guida internazionali sul diabete gestionale elaborate di recente – racconta Basevi – propongono tre diversi criteri per lo screening e la diagnosi di questa condizione. È evidente l’assenza di una posizione condivisa”.
Gli aspetti più dibattuti, secondo Basevi, sono in particolare tre:
– effettuare uno screening selettivo in donne che presentano particolari fattori di rischio o universale, cioè in tutte le donne in gravidanza;
– stabilire la soglia dei valori di glicemia oltre i quali attribuire una diagnosi di diabete gestionale;
– scegliere quale sia il test più appropriato per effettuare la diagnosi.
L’esperto del Ceveas ribadisce infatti che “non vi sono, allo stato attuale, studi di qualità sufficienti per definire con un elevato grado di certezza quale sia l’intervento più appropriato”. Sull’argomento regna dunque molto incertezza, acuita nei mesi scorsi dalla pubblicazione di una consensus conference internazionale che ha proposto dei nuovi criteri “ma sulla base di prove di efficacia deboli. Fare chiarezza era diventato assolutamente necessario”.
Su questo obiettivo si è concentrato il gruppo di lavoro. “Il punto – aggiunge Basevi – non era arrivare a una mediazione tra le diverse posizioni espresse dalle più autorevoli società di diabetologia italiane e straniere, bensì compiere un rigoroso lavoro di valutazione delle prove di efficacia per identificare le procedure con il migliore rapporto benefici/danni sulla base delle informazioni disponibili”.
Il risultato? La linea guida raccomanda uno screening selettivo, definendo affette da diabete gestazionale le donne che, dopo una curva da carico di 75 grammi di glucosio, presentino uno o più valori di glicemia plasmatica superiori alle soglie riportate nella seguente tabella.
 

“Quelle a cui siamo giunti – spiega Basevi – sono raccomandazioni coerenti con quelle di altre agenzie di salute, come ad esempio quella di salute pubblica scozzese o le società dei ginecologi e degli endocrinologi francesi. A livello europeo, dunque, si è raggiunta una posizione sostanzialmente condivisa. Ma – conclude – resta ancora molto da indagare, per avere prove di efficacia sempre più affidabili, sulla base delle quali effettuare nuovi aggiornamenti e garantire rapporti beneficio/rischio sempre più elevati per le donne in gravidanza”.

 

18 Ottobre 2011

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