Insufficienza epatica acuta nei bambini. A Bergamo tasso di sopravvivenza al 93%

Insufficienza epatica acuta nei bambini. A Bergamo tasso di sopravvivenza al 93%

Insufficienza epatica acuta nei bambini. A Bergamo tasso di sopravvivenza al 93%
Pubblicato uno studio retrospettivo condotto sui 55 casi seguiti a Bergamo dal 1996 al 2012 (età media dei pazienti 2 anni e mezzo). La percentuale di sopravvivenza registrata all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è, peraltro, la più alta nota in letteratura. E le possibilità non variano sia che si venga sottoposti a trapianto di fegato sia per i bimbi trattati con approcci non chirurgici.

Quasi la totalità dei bambini con insufficienza epatica acuta curati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sopravvive, sia che vengano sottoposti a trapianto di fegato sia che vengano trattati con approcci non chirurgici. Sono il 93% del totale e questa è la percentuale più alta nota in letteratura. Lo dimostra uno studio retrospettivo condotto sui 55 casi seguiti a Bergamo dal 1996 al 2012 e pubblicato sul numero di giugno della rivista Digestive and Liver Disease.

A firmare l’articolo i rappresentanti di molte delle specialità coinvolte nella cura di una patologia grave, che insorge improvvisamente e con gravi rischi per la sopravvivenza dei pazienti: i pediatri Angelo Di Giorgio e Lorenzo D’Antiga, direttore dell’Unità, il direttore del Dipartimento di Chirurgia Michele Colledan, il patologo Aurelio Sonzogni, il responsabile della Terapia intensiva pediatrica Ezio Bonanomi, il medico del Laboratorio analisi Maria Grazia Alessio e il medico della Direzione medica di presidio Antonio Piccichè, esperto di statistica sanitaria.

I pazienti, con un’età media di 2 anni e mezzo e un range che spazia dai pochi giorni di vita ai 10 anni, sono stati divisi in due gruppi: il primo ha considerato i 27 bambini per cui non è stato necessario ricorrere al trapianto e il secondo i restanti 28 bambini che invece hanno ricevuto un fegato, o parte di esso, da un donatore. Nella maggioranza dei casi (26) la causa di insufficienza epatica è rimasta sconosciuta, mentre tra le cause riconosciute ci sono state epatiti autoimmuni (10), disturbi metabolici (9), overdose di paracetamolo (6), intossicazione da funghi (3) e infezioni (1).

Le percentuali di sopravvivenza sono stati simili: 92,5% nel primo gruppo e 92,8% nel secondo, con un tasso di sopravvivenza complessivo a 4 anni del 93%, una percentuale superiore a quella riportata in studi precedenti e in altri ospedali nel mondo. Tra gli indicatori più significativi per la prognosi sono stati individuati la quantità di bilirubina nel sangue e il livello di gravità di una eventuale encefalopatia epatica, che si manifesta con confusione mentale, alterato livello di coscienza e anche coma, come conseguenza dell'accumulo nel sangue di sostanze tossiche che normalmente vengono rimosse dal fegato.

“Il nostro studio dimostra che i bambini con insufficienza epatica acuta possono essere gestiti con successo sia con un trattamento medico che ricorrendo, quando necessario, al trapianto – ha spiegato Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria del Papa Giovanni XXIII -. Il tasso di sopravvivenza che abbiamo registrato è molto più alto rispetto a tutti gli studi precedenti. Questo, secondo la nostra analisi, è da ricondurre sia al miglioramento generale delle conoscenze e dei trattamenti offerti a bambini con un fegato malato registrati negli ultimi anni, sia all’efficienza dell’organizzazione della reta donazione-trapianto esistente in Italia, senza tralasciare una caratteristica peculiare dell’Ospedale di Bergamo: il ricorso intensivo allo split liver, cioè l’utilizzo di una sola parte di fegato invece che il fegato intero nei trapianti pediatrici”.

“A Bergamo di fatto una lista d’attesa per i trapianti di fegato pediatrico non esiste. Questo perché  la possibilità di ricavare due porzioni di fegato partendo da un solo organo di un donatore adulto, molto più frequente di uno pediatrico, ha raddoppiato la disponibilità degli organi – prosegue Michele Colledan -. Questo studio lo dimostra: nel nostro centro la mortalità in lista d’attesa, anche in casi di emergenza-urgenza, è un fenomeno molto raro ed è da considerare un’eccezione. Anche a distanza di anni dal trapianto per insufficienza epatica acuta, il tasso di sopravvivenza è del tutto sovrapponibile a quello dei bambini trapiantati a causa di condizioni croniche”.

31 Luglio 2017

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