Pfas. Ecco i limiti del Veneto. Zaia: “Governo muto per 4 mesi, noi abbiamo agito in 4 giorni”

Pfas. Ecco i limiti del Veneto. Zaia: “Governo muto per 4 mesi, noi abbiamo agito in 4 giorni”

Pfas. Ecco i limiti del Veneto. Zaia: “Governo muto per 4 mesi, noi abbiamo agito in 4 giorni”
Per tutto il territorio veneto scelto come limite guida tendenziale 90 nanogrammi per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos.  Nei Comuni più colpiti limite-obiettivo per i Pfoa non superiore ai 40 nanogrammi per litro. Per il “principio di precauzione” abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa).

“Il Veneto ha deciso di applicare i limiti più drastici esistenti al mondo rispetto all’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro-alchiliche. Non l’ha voluto fare il Governo a livello nazionale, scrivendoci che in Italia in problema esiste solo da noi, dicendo fino a ieri che li dovevamo fissare noi, e ieri che si aspetta una fissazione europea. Un balletto incredibile, al quale poniamo fine per conto nostro, guardando esclusivamente alla salute della popolazione e ai suoi timori. Non siamo in cerca della rissa, ma della soluzione migliore per i cittadini”. Con queste parole, il Presidente della Regione, Luca Zaia, affiancato dagli Assessori all’Ambiente e alla Sanità, Gianpaolo Bottacin e Luca Coletto, e dal Direttore Generale di Arpav Nicola Dell’Acqua, ha ufficializzato la decisione di imporre limiti molto stringenti alla presenza nelle acque potabili di queste sostanze inquinanti.

“Non è un annuncio – ha tenuto a precisare il Governatore – è una decisione ufficiale da oggi, accompagnata da un’informativa. Gli atti conseguenti seguiranno nelle prossime ore. Indietro non si torna. Vuol dire che il Veneto sarà l’unica Regione d’Italia, tra delle varie coinvolte checché ne dicano i ministeri, ad avere suoi limiti volti alla difesa della salute dei suoi cittadini. I limiti più stretti del mondo: di più di quelli, nazionali, della Germania, della Svezia, e di quelli del New Jersey. Imponiamo un filtraggio dell’acqua molto aggressivo – ha aggiunto – che i Consorzi Acquedottistici dovranno applicare. Sono tutte strutture pubbliche e per questo stanzieremo i fondi necessari per coprire i costi, che calcoliamo in circa un milione di euro all’anno per installare i nuovi filtri e sostituirli quando sarà necessario. Soldi pubblici, che naturalmente chiederemo indietro a chi verrà condannato per l’inquinamento, secondo il principio del chi inquina paga”.

I nuovi limiti-obiettivo, illustrati in una nota della Regione, indicano per tutto il territorio veneto, come limite guida tendenziale, 90 nanogrammi per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos.

Nei Comuni più colpiti, quelli nella cosiddetta “zona rossa” con oltre 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e, in parte minore, Padova, viene fissato un limite-obbiettivo di performance per i Pfoa che non superi i 40 nanogrammi per litro.

Per il “principio di precauzione” viene anche abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa), “anche se ancora nessun Paese al mondo ha posto questo limite specifico”, evidenzia la Regione.

Nella nota il Presidente e gli assessori ricostruiscono le fasi della vicenda, dalle lettere inviate al Governo per chiedere la fissazione di parametri di performance nazionali (primo invio il 12 maggio 2017, sollecito il 23 agosto 2017, risposta della Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute in data 18 settembre 2017, contenente il diniego alla richiesta) alle tabelle dello studio Cnr del 2013 “dalle quali si evince che ‘forme di inquinamento di questo tipo sono state rilevate in concentrazioni più alte nelle aree industriali del Bormida e nel Bacino del Lambro’, che ‘un’altra sorgente significativa è l’area della concia di Santa Croce sull’Arno’, e che ‘interessata è praticamente l’intera asta del fiume Po, con la sorgente più significativa nel sottobacino Adda-Serio’”.

“Poi dicono che bastava una telefonata – ha chiosato il Presidente – che peraltro ora non serve più: facciamo da noi, come ci avevano scritto scaricando il barile”.

Coletto ha infine riferito che “gli screening sul sangue delle persone proseguono regolarmente” e che “seguendo un principio di gradualità del rischio potrebbero essere allargati anche alla zona contermine a quella rossa, alle persone in età pediatrica e agli anziani per un totale di esaminati di circa 350 mila persone”.

25 Settembre 2017

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