Federfarma: se non cambia la manovra potrebbe scattare l’indiretta.
Il taglio del margine del 3,65 – solo in apparenza a carico soltanto della distribuzione intermedia – vale circa 400 milioni di euro di fatturato Ssn delle farmacie. Se a questi però si aggiungono i 600 milioni di euro di extrasconto (operato dalle Asl al momento dei pagamenti di quanto dovuto alle farmacie, sul prezzo di determinati farmaci ad alto costo) e gli 80 milioni pagati per il pay back messi a carico del settore, la situazione diventa davvero difficile. Insostenibile se ci si aggiungono i molti costi sostenuti dalle farmacie come quelli per la fornitura dei dati di spesa farmaceutica al Ssn. O il mancato rispetto dei termini di rimborso da parte delle Asl. Un problema particolarmente grave in Regioni come la Campania – ma anche nelle altre sottoposte all’applicazione di Piani di rientro – anche a causa del blocco dei pignoramenti dei beni del Servizio sanitario, contemplato sempre dalla manovra economica. A questo proposito è intervenuto Michele Di Iorio, presidente dell’Associazione dei titolari di Napoli: “Stavamo faticosamente risalendo la china – ha affermato – ma il blocco ha permesso ai direttori generali delle Asl di destinare ad altre poste di spesa i fondi che avrebbero dovuto coprire i nostri crediti. Il sistema creditizio – ha poi aggiunto Di Iorio – dinanzi a questa situazione ha “stretto i cordoni della borsa” mentre la distribuzione ha finito col “comprimere” i nostri tempi di pagamento, prima più “larghi”. E così le farmacie di Napoli e dell’intera Campania sono ormai sull’orlo del collasso. Se dal Governo non giungeranno segnali di un alleggerimento della manovra, non riusciremo più a sostenere la distribuzione dei farmaci per conto del Ssn che, peraltro, costituisce, in media, più del 70% dei nostri fatturati. Inoltre non possiamo neanche operare tagli ai nostro organici per non aggravare una situazione occupazionale già precaria: sarebbero tra i 17 e i 20 mila dipendenti a perdere il lavoro. Così saremo costretti a sospendere l’erogazione dei farmaci Ssn”.
Racca, dal canto suo, non si è mostrata totalmente pessimista: “aperture del Governo, almeno per quanto riguarda il sostegno alle farmacie più piccole – sono tra 1500 e 1800 esercizi – ci sono state. Ma cosa fare per le altre 16 mila? Noi abbiamo dato il nostro contributo ai molti emendamenti che proprio oggi giungono all’esame della commissione Bilancio del Senato. E tra questi vi è quello che riteniamo essere la soluzione migliore e più “indolore”: una riduzione generalizzata del prezzo dei farmaci a carico del Ssn del 3,3%. In questo modo si otterrebbe lo stesso risultato a cui punta la manovra, spalmando sull’intera filiera il taglio e favorendo così i cittadini che comprano i medicinali di tasca loro”. Allo stesso modo si agirebbe positivamente anche sui conti di Asl e Ospedali.
“La manovra è indispensabile, ne siamo convinti” ha concluso Racca “ma deve essere giusta ed equa. Permettendoci così di poter procedere sul camino dei nuovi servizi e di studiare forme di remunerazione del nostro lavoro che premino la professionalità e l’imprenditorialità dei farmacisti liberandoci, una volta per tutte, dal parametro del prezzo del farmaco. Argomento questo che riteniamo prioritario e che dovrà essere al centro dei lavori per la stipula della nuova Convenzione. Ormai improrogabile”.
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22 Giugno 2010
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