Quattro decreti per attuare la farmacia dei servizi
Gianani ha spiegato che nella stesura dei quattro documenti sono stati seguiti specifici principi. A cominciare dall’esigenza di portare ordine nella distribuzione disomogenea dell’assistenza domiciliare sul territorio, resa complessa anche dal sistema di competenze attribuite ai Comuni e dalla difficoltà di individuare e distinguere con precisione i servizi sanitari da quelli sociali. In questo senso il legislatore ha voluto dare un forte impulso al ruolo delle farmacie. Che, in un contesto sociale caratterizzato da un forte invecchiamento della popolazione, saranno anche chiamate a fornire un sostegno alle fasce più deboli della popolazione – quelle più anziane, in particolare – come presidi sanitari territoriali di prima istanza.
Per quanto riguarda l’organizzazione del servizio – e gli eventuali conflitti di interesse con l’autonomia regionale – Gianani ha voluto sottolineare come con questi decreti vengano definiti specifici Lea, riferiti ai servizi erogabili dalla farmacia. Il loro finanziamento sarà garantito dalle Regioni che, una volta definite le tariffe degli stessi servizi, provvederanno a trasferire parte dei fondi loro destinati, a questa specifica area.
L’intervento di Gianani è stato preceduto da quello del senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, segretario della commissione Igiene e sanità di palazzo Madama e vicepresidente della Federazione degli Ordini. Che ha definito quello del rapporto tra la legge sui servizi in farmacia e manovra economica, un “nodo da sciogliere”. Come ha rilevato D’Ambrosio, la contrarietà alla manovra economica manifestata dalle Regioni ha molti punti di contatto con quella dei farmacisti: da un lato, infatti il Governo assegna alle farmacie un compito rilevante e di grande impegno. Dall’altro le colpisce diminuendone la redditività. “Questa manovra è purtroppo necessaria” ha affermato D’Ambrosio “ma il suo principale punto di debolezza è simile a quello di una chemioterapia che distrugge in un’unica azione cellule sane e cellule malate”. Occorre dunque trovare un punto di mediazione e in questo senso da parte del Governo le aperture – “purchè a gettito invariato” – ci sono state. “Ai sacrifici non possiamo sottrarci” ha sottolineato ancora D’Ambrosio. “Ma possiamo però attenuarne le conseguenze. Lo dimostra anche la particolare coincidenza tra i molti emendamenti presentati in Parlamento nel corso del dibattito sulla conversione in legge del Dl 78”.
Tra questi – ha ancora ricordato il vicepresidente della Fofi – “forme di protezione per le piccole farmacie che non possono certo reggere il taglio dei margini imposto dalla manovra”. Ma ci sono anche ipotesi di abbassamento di prezzi dei farmaci o, ancora, norme che eliminano le “gare” per individuare i quattro farmaci generici destinati a essere rimborsati dal Ssn.
“Le farmacie sono state le prime a subire gli effetti del Dl 78 le cui misure, per quanto le riguarda, sono esecutive dal momento della sua entrata in vigore” ha rilevato D’Ambrosio. “Come si può pensare possano preparasi ad adempiere agli impegni per i nuovi servizi?. I sacrifici sono indispensabili per il sistema Paese, ma non possono essere richiesti all’infinito”. L’effetto dei tagli, quindi, ha chiesto D’Ambrosio, dovrà avere al massimo durata biennale e le farmacie dovranno comunque avere il tempo necessario per adottare gli interventi strutturali necessari. Soprattutto sul fronte dell’occupazione, tema sul quale la Federazione degli Ordini ha mostrato un particolarissimo interesse. E per il quale potrebbero essere disposte “specifiche agevolazioni fiscali da riconoscere” ha spiegato D’Ambrosio “a coloro che non licenziano o che, addirittura assumono dipendenti”. “Se vogliamo ridisegnare la farmacia come perno territoriale del Ssn” ha concluso “è necessario l’impegno di tutti per far sì che questo sistema tenga. Sono personalmente convinto che possiamo farcela. La farmacia italiana ha già dato ampia dimostrazione della sua capacità di interpretare le necessità di un mondo che cambia velocemente”.
22 Giugno 2010
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