Fazio: “Serve più sinergia tra i diversi attori”. L’intervento del ministro alla Giornata nazionale per la ricerca sul cancro
"Desidero rivolgere un sentito e grato ringraziamento al Signor Presidente della Repubblica, ai rappresentanti delle Istituzioni e al Presidente dell’Associazione AIRC, agli scienziati e ai ricercatori, a tutti coloro che contribuiscono a realizzare, come ogni anno, questo evento altamente significativo.
L’argomento di questa giornata è il cammino della ricerca lungo il percorso che va dallo studio del genoma tumorale alla cura del cancro. Questo percorso non è facile nel contesto di una grave crisi economica, ma la dedizione dei ricercatori italiani e il sostegno dell’AIRC fanno sì che il nostro paese continui a dare contributi di particolare rilievo internazionale alla ricerca sul cancro.
I paesi più industrializzati, con in testa gli Stati Uniti e la Cina, stanno compiendo un grande sforzo per determinare la sequenza genomica di un grande numero di tumori, allo scopo di fornire una mappa precisa di tutte le alterazioni che contribuiscono alla crescita tumorale e alla resistenza alle terapie antitumorali.
Il risultato finale di queste alterazioni genomiche è il malfunzionamento delle vie biochimiche che costituiscono il bersaglio delle nuove terapie intelligenti. In questo quadro di estrema complessità occorre trovare strade più rapide e dirette per identificare i bersagli molecolari più rilevanti per ciascun tumore, favorendo lo sviluppo di terapie personalizzate sempre più efficaci. A questo scopo, il Ministero della Salute ha attivato, attraverso l’Istituto Superiore di Sanità, il programma Italia-USA di oncoproteomica, che vede la partecipazione di una serie di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e di centri oncologici italiani. Il programma, che prevede la formazione di giovani ricercatori italiani negli Stati Uniti, è basato sullo sfruttamento delle nuove tecnologie di proteomica che consentono di fotografare l’attivazione aberrante dei segnali che stimolano la cellula tumorale a crescere e resistere alle terapie antitumorali. Attraverso questa tecnologia è pertanto possibile visualizzare i bersagli molecolari da colpire con i farmaci intelligenti, aumentando significativamente l’impatto terapeutico delle terapie innovative.
In questo panorama, la ricerca traslazionale in oncologia ha un compito fondamentale. Infatti occorre gestire la mole sempre maggiore di informazioni che viene generata dai nuovi strumenti di indagine e coniugare le competenze di ricercatori, bioinformatici e medici per fornire alla clinica le indicazioni necessarie per trattare i pazienti nel modo più appropriato. In quest’ambito, gli IRCCS del Ministero della Salute possono costituire un modello organizzativo particolarmente efficace per la capacità di far interagire continuamente i medici e i ricercatori, in modo tale che ci sia un persistente scambio di informazioni e una crescita culturale da entrambe le parti.
La ricerca oncologica ha bisogno del contributo di tutti e di una partnership tra finanziamenti pubblici e privati. A questo proposito, l’AIRC sta sostenendo la ricerca oncologica traslazionale nel nostro paese. In particolare, i progetti “AIRC 5 per mille” richiedono ai ricercatori di ottenere dei risultati immediatamente applicabili alla clinica. Questo sforzo nell’ambito della ricerca traslazionale è in linea con l’azione del Ministero della Salute che ha come obiettivo principale la realizzazione in ambito clinico dei progetti di ricerca di base e preclinica. Tale azione si sta concretizzando con le nuove norme, che sono già state approvate alla Camera, che mirano a favorire l’attuazione di studi clinici di fase I e di fase II in Italia. Questi studi costituiscono lo strumento più importante per combattere il cancro.
Grazie alla disponibilità di terapie innovative sempre più efficaci e il conseguente aumento di sopravvivenza di questi malati oncologici, che devono essere considerati come malati cronici, con particolari esigenze e risvolti umani, ai quali è nostro dovere garantire una buona qualità di vita.
Per diagnosticare, curare ed assistere in maniera ottimale gli ammalati di cancro nel nostro Paese, occorre creare rilevanti sinergie istituzionali.
Per questo ne vorrei indicare alcune.
1) Individuare e certificare nel nostro Paese una rete oncologica di eccellenza anche attraverso siti web certificati per dare un’informazione univoca e corretta ai cittadini. Per ottenere trasparenza e obiettività nella definizione di eccellenza, il Ministero ha già identificato una serie di indicatori che si aggiungono a quelli, già utilizzati ma da rivedere, sulle qualità e sulle quantità della ricerca scientifica. A tale proposito, pensiamo ad indicatori di appropriatezza (vale a dire la correttezza delle cure e dell’utilizzo delle risorse), di organizzazione (come le liste di attesa), di integrazione con il territorio e con le città, di centralità della persona e di continuità assistenziale, di informazione. In tal senso, abbiamo recentemente concluso un lavoro di analisi dello scenario cominciato tre anni fa, in collaborazione con Agenas e le Regioni. Si tratta di una sorta di radiografia contenente i dati sugli esiti delle principali patologie in tutta Italia, e cioè del risultato delle cure per ogni ASL e ospedale.
2) Coordinare le diverse iniziative del Governo nel settore oncologico individuandone le ricadute applicative. Per esempio, nella identificazione dei “Progetti Bandiera” del CNR relativi alla salute, sono state scelte tematiche di ricerca di base e applicata finalizzate alla identificazione di biomarcatori per rendere più specifici e personalizzati i farmaci innovativi.
3) Infine, è necessario stabilire un dialogo e uno scambio più sistematico tra il Ministero e le grandi Agenzie impegnate nella lotta contro il cancro come l’AIRC, che, nella purtroppo cronica scarsità di fondi pubblici per la ricerca del nostro Paese, rappresentano una risorsa irrinunciabile.
Questo soprattutto al fine di coordinare meglio le ricerche sul territorio ed individuare insieme i grandi temi e le strategie di sviluppo dei prossimi anni, per la salute e la qualità di vita dei nostri cittadini.
In sintesi, nel delicato settore della ricerca scientifica applicata alla sanità, il Ministero della Salute vuole essere il volano di un sistema sinergico che, combinando le competenze e le esperienze di università, istituti di ricerca e ospedali, anche in collaborazione con le associazioni di volontariato, consenta di porre sempre più al centro il cittadino e la sua salute, dando così un ulteriore apporto al perseguimento del dettato costituzionale (Art. 32) secondo il quale «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività"
Articoli correlati:
11 Novembre 2011
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Schillaci: “Intollerabile che l’accesso alle cure dipenda dal Cap o dal reddito. Difendere universalismo e gratuità del SSN”

Schillaci: “Basta trucchi sull’intramoenia. Manipolare i dati è una questione di onestà”

Richiamo globale su latte artificiale e altri prodotti per neonati per tossina da Bacillus cereus

La Dirigenza delle Professioni Sanitarie: oltre il vicolo cieco di vent'anni di penalizzazioni, un investimento necessario per la salute pubblica

Al via la riforma del Servizio sanitario nazionale. Nascono gli ospedali di terzo livello e quelli "elettivi" senza Pronto Soccorso. Riordino disciplina per medici di famiglia e pediatri

Prevenzione melanoma. Via libera del Senato al testo che istituisce la giornata nazionale. Arriva il consenso informato per l'esecuzione dei tatuaggi

I dieci motivi per cui gli Infermieri con Laurea Magistrale ad Indirizzo Clinico dovrebbero afferire alla Dirigenza

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”