Ieri abbiamo scioperato soprattutto per difendere i nostri pazienti

Ieri abbiamo scioperato soprattutto per difendere i nostri pazienti

Ieri abbiamo scioperato soprattutto per difendere i nostri pazienti

Gentile Direttore,
non ce ne vogliano i pazienti che ieri hanno trovato chiuse le porte delle sale operatorie: abbiamo incrociato le braccia – sembrerà strano – anche per loro. È l’alleanza con i nostri pazienti quella che cerchiamo e che da tempo tentiamo di portare in piazza.
 
I medici italiani, quelli del servizio pubblico, avevano già manifestato, in precedenza ed a più riprese, a causa del progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, segnalando le ricadute negative che questo ha sulla qualità del servizio che eroghiamo al pubblico.
 
Ed avevano anche segnalato la deriva dei Governi succedutisi negli ultimi anni, che indirizza verso la privatizzazione del Servizio stesso.
 
Il salvataggio delle Banche con risorse – e che risorse – economiche sottratte al finanziamento del Welfare (ed in primo luogo dell’assistenza sanitaria) da una parte e le agevolazioni fiscali alle Assicurazioni dall’altra, sono una sinergia di intenti pronta a portarci verso un modello di cure, come quello statunitense, basato su una sanità a due velocità: eccellenza per chi potrà permetterselo, mentre gli altri, piangano pure.
 
L’ISTAT addirittura ci dice che questo processo è già avviato. E se con discrezione diamo una timida occhiata ai dati, in particolare alla percentuale di italiani che per mancanza di possibilità economiche rinunciano a curarsi, scopriamo che è tristemente vero: il pubblico è in affanno ed il privato ammicca, ma non tutti vi possono accedere.
 
I medici italiani però non ci stanno più, e oggi hanno scioperato.
 
Stanchi di assistere al rimpallo di responsabilità che serve solo a confondere le idee, a guadagnare tempo, a far sembrare che si voglia cambiare tutto perché nulla cambi se non, in maniera drammatica, l’organizzazione dell’offerta sanitaria ai cittadini, loro, un segnale chiaro lo hanno dato, ed hanno scioperato compatti, come raramente è successo negli ultimi anni, paralizzando la sanità.
 
Già, il rimpallo…Tra Camera e Senato, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero della Sanità, Governo e Regioni.
 
Oggi la Lorenzin dice di essere con noi. Ed anche Rossi, che non vuol allentare i cordoni della borsa e che fino a ieri ci osteggiava, oggi è dalla nostra parte.
E la colpa – ci dice – è del MEF che deve trovare le risorse, mentre Padoan rispedisce al mittente le accuse.
 
Un fuggi fuggi generale dalle proprie responsabilità, un cerino da lasciare in mano a qualcun altro con le politiche ormai alle porte.
 
Noi ieri abbiamo protestato. Oggi protestiamo. E domani, e dopodomani. Se occorre fino a marzo. Se occorre, anche oltre.
 
Ma vorremmo avere accanto, nella nostra protesta, quei quarantamila pazienti che, in tutto il Paese, ieri, hanno trovato le porte delle sale operatorie chiuse. E tutti quelli che hanno visto slittare di qualche giorno la propria visita, il proprio esame diagnostico.
 
Perché noi non rivendichiamo solo il diritto ad una giusta remunerazione e a migliori condizioni di lavoro, non rivendichiamo il diritto dei giovani medici ad avere un’occupazione stabile e non essere sfruttati ed a sostituire gli anziani, non vorremmo solo che venisse riconosciuto il lavoro usurante a chi ne avrebbe il diritto.
 
Chiediamo infatti anche di poter curare i nostri pazienti in maniera dignitosa, con i tutti mezzi di cui abbiamo bisogno per garantire buona salute, per assicurare quei Livelli Essenziali di Assistenza e con essi quell’universalità delle cure secondo un modello di sanità che tutti ci hanno invidiato e che è destinato ad implodere se riusciranno a convincerci che non siamo più in grado di sostenerlo privatizzandolo.
 
Dr. Domenico Minniti
Consigliere Nazionale AAROI EMAC
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica

13 Dicembre 2017

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