Vecchietti (Rbm Assicurazione): “Aggiungere al Ssn un sistema di sanitá integrativa o le risorse non saranno mai sufficienti”
“Gli effetti pratici nella vita di tutti i giorni per i cittadini – sottolinea Vecchietti – sono evidenti: le liste di attesa medie nell’ultimo anno vanno dai 33,69 giorni di media nel Veneto (21,20 giorni in Valle d’Aosta) agli 82,54 giorni di media nel Lazio, passando per i 70,04 giorni di media della Campania; il valore medio dei ticket va dai 67 Euro medi del Veneto ai 33 Euro della Sardegna, passando per i 44 Euro medi per ticket della Campania; la spesa sanitaria di tasca propria (c.d. “Out of Pocket”) – che si aggiunge ai costi già sostenuti mediante la fiscalità generale per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale e che, a loro volta, ammontano in media a 1.867 Euro pro capite – va dagli oltre 650 Euro pro capite del Veneto e della Liguria (con valori ben superiori ai 750 Euro per cittadino in Valle d’Aosta, che registra un valore di 877 Euro a testa, e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano) ai 324,56 Euro della Campania; l’incidenza delle cure rinunciate o differite – che riguardano ormai oltre 12,2 milioni di italiani – va dal 15% del Nord Est al 39% del Centro, passando per il 28% del Sud e Isole”.
E aggiunge: “Non bisogna dimenticare, inoltre, che uno dei vantaggi fondamentali che può essere garantito attraverso l’affidamento in gestione della spesa sanitaria privata alle Forme Sanitarie Integrative è rappresentato dalla “messa a sistema” delle strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le Forme Sanitarie Integrative, appunto) con un conseguente contenimento del costo unitario delle singole prestazioni/beni sanitari (si tratta, in media, di un risparmio compreso attualmente tra il 20% ed il 30%). Questo risultato conseguibile grazie all’acquisto collettivo delle prestazioni e l’ottimizzazione delle agende delle strutture sanitarie renderebbe la spesa sanitaria privata “intermediata” attraverso un Secondo Pilastro Sanitario non solo più equa rispetto ad una spesa sanitaria “individuale” ma anche più efficiente. Purtroppo l’attuale disciplina della Sanità Integrativa non è adeguata a supportare lo sviluppo di un vero e proprio Secondo Pilastro anche in Sanità, come già avvenuto nel settore pensionistico. Per realizzare questo obiettivo, che potrebbe garantire grandi benefici in termini di equità e sostenibilità per il sistema sanitario complessivo del nostro Paese, bisognerebbe riassorbire tutte le Forme di Sanità Integrative in un impianto normativo omogeneo improntato ai medesimi principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale favorendone la trasformazione da “strumenti della contrattazione collettiva” a “strumenti a vocazione sociale”.
“Oltre alle disuguaglianze legate alla minor capacità assistenziale dei Sistemi Sanitari Regionali del Sud – sottolinea ancora Vecchietti– esiste, dunque, un moltiplicatore delle differenze dato dalla minore aspettativa di vita alla nascita, dalla maggiore incidenza di fattori di rischio (sedentarietà, fumo e obesità) al Sud e dalla minore aspettativa di vita in assenza di patologie oltre i 65 anni. Tutti questi elementi che ingenerano una maggiore necessità di cure private si scontrano anche con la disponibilità di un PIL pro capite inferiore -. In questo contesto un Secondo Pilastro Sanitario promosso su base territoriale dalle Regioni più che dalle aziende o dalla Contrattazione Collettiva (visto che anche i siti produttivi sono maggiormente presenti a Nord) potrebbe garantire una redistribuzione anche ai cittadini del Sud del prezioso diritto alla Salute. Questa la sfida che crediamo fermamente di poter affrontare insieme con le Parti Sociali, insieme con tutte le Forme Sanitarie Integrative, insieme con le migliori forze del nostro Paese. Occorre camminare insieme in questa direzione non lasciando più soli i cittadini, informandoli di questa nuova importante opportunità e scrivendo nuove regole che possano preservare i fondamentali del nostro Sistema Sanitario, assicurando una risposta sicura per la nostra Salute e per quella delle future generazioni. Così come insieme in questi anni abbiamo fatto la differenza, siamo convinti che insieme – nei rispettivi ruoli – riusciremo ad essere il cambiamento che vogliamo vedere nel nostro Paese”.
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02 Marzo 2018
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