Dal tabacco speranze per un nuovo vaccino per l’Hiv

Dal tabacco speranze per un nuovo vaccino per l’Hiv

Dal tabacco speranze per un nuovo vaccino per l’Hiv
La notizia arriva da una ricerca a partecipazione italiana: l’Hiv potrebbe essere sconfitto grazie ad un anticorpo prodotto a partire dalla pianta del tabacco. Se ritenuto sicuro il farmaco potrebbe essere sviluppato a basso costo. Ma il tabacco potrebbe aiutare anche per il diabete.

Nessuno se lo sarebbe mai immaginato. Il tabacco è una pianta spesso associata all’aumentato rischio per numerose patologie, visto che il fumo di sigaretta è pericoloso per la salute. Ma da oggi questa pianta potrebbe essere ricordata anche per effetti benefici. Anzi, addirittura come il vegetale che ha aiutato a sconfiggere uno dei peggiori virus che si trovano sul pianeta: l’Hiv. Queste le conclusioni a cui è giunto il progetto di ricerca internazionale Pharma-Planta, finanziato dalla Commissione europea e frutto di una collaborazione tra Enea, Università di Verona, Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba-Cnr) e Istituto di genetica vegetale del Cnr (Igv-Cnr).
“Grazie a piante geneticamente modificate di tabacco è stato prodotto e purificato un anticorpo umano che neutralizza ad ampio spettro molti isolati del virus Hiv-1 e potrebbe presto diventare strategico per ridurre la diffusione del virus nei paesi più poveri e più colpiti”, ha spiegato Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio Biotecnologie dell'Enea. Il progetto ha infatti sviluppato un anticorpo in grado di riconoscere una molecola presente sulla superficie del virus dell’Hiv, che potrebbe essere dunque usato per contrastare l’ingresso del virus attraverso il suo riconoscimento e la sua conseguente inattivazione.
 
La somministrazione dell’anticorpo potrebbe ad esempio avvenire tramite una pomata da utilizzare a livello vaginale.Nel giugno 2011 nell’Università del Surrey nel Regno Unito è iniziata la fase I di sperimentazione clinica dell’anticorpo per valutare la sicurezza del prodotto. Tale fase prevede la somministrazione di differenti dosi di anticorpo a 11 donne sane per escludere ogni ipotetica reazione nociva. I primi risultati di tale sperimentazione saranno disponibili a partire da ottobre 2012. “I risultati di laboratorio sono stati sviluppati in una vera linea industriale e la quantità di farmaco prodotta è stata sufficiente per la sperimentazione clinica”, ha aggiunto Benvenuto. “L’impianto realizzato per questo primo farmaco ‘verde’ potrà essere utilizzato per produrre e purificare dalle piante altre proteine ricombinanti con effetti farmacologici”.
 
L’anticorpo in questione avrebbe un importante vantaggio. Essendo prodotto a partire da piante di tabacco fornirebbe un abbattimento dei costi di produzione rispetto ad altri vaccini: il vantaggio economico legato alla produzione in pianta rispetto ad altre piattaforme di produzione è infatti stimato essere compreso tra 10 e 100 volte. “Gli sforzi del progetto – hanno spiegato Linda Avesani e Mario Pezzotti del gruppo di ricerca dell’Università di Verona – sono stati volti principalmente allo sviluppo di un sistema di produzione dell’anticorpo basato su piante di tabacco e sulla strategia di produzione, che ha coinvolto fortemente la Germania e in particolare il Fraunhofer Institute in cui si è realizzato un centro per la produzione di molecole di interesse medico in pianta conformi alla regolamentazione vigente per tali prodotti”.
Ma i vantaggi non sarebbero solo questi. Dalla pianta di tabacco, infatti, potrebbe essere prodotto anche autoantigene umano potenzialmente efficace per la prevenzione del diabete autoimmune. In particolare il primo obiettivo è la realizzazione di un vaccino. Fino ad oggi sono state studiate varie possibilità di prevenzione rivolte ai soggetti a rischio di sviluppare la malattia, tuttavia nessuna delle terapie fino ad ora impiegate combina tutte le caratteristiche richieste per la prevenzione primaria (efficacia, sicurezza, bassi costi e applicabilità all’intera popolazione).  “Se la sperimentazione che abbiamo avviato dovesse avere esito positivo – ha spiegato Pezzotti – la produzione della molecola potrebbe diventare un punto fondamentale nelle strategie di prevenzione del diabete autoimmune su larga scala.”

07 Dicembre 2011

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