Lombardia. Stop a progetto per vaccinazione dei bambini nello studio del pediatra. Simpef: “Non capiamo le ragioni della chiusura”

Lombardia. Stop a progetto per vaccinazione dei bambini nello studio del pediatra. Simpef: “Non capiamo le ragioni della chiusura”

Lombardia. Stop a progetto per vaccinazione dei bambini nello studio del pediatra. Simpef: “Non capiamo le ragioni della chiusura”
Le spiegazioni dell’assessore Gallera: “Era un progetto sperimentale con una scadenza precisa che ha dato ottimi risultati. Per questo sulla base del nuovo accordo collettivo nazionale stiamo verificando se è possibile renderla omogenea e sistemica su tutto il territorio regionale. Nel frattempo non ci sarà alcuna ripercussione negativa per le famiglie”

Dopo 15 anni di attività, un progetto che consentiva ai pediatri di alcuni comuni dell’hinterland milanese (Bollate/Baranzate, Novate Milanese e Paderno Dugnano) di effettuare nei propri studi le vaccinazioni del primo biennio di vita ai piccoli assistiti verrà chiuso.

La denuncia arriva dalla sezione lombarda della Simpef.
 
"Un vero e proprio fiore all’occhiello della pediatria di famiglia e del sistema sanitario lombardo, che prevedeva le vaccinazioni del primo biennio di vita ai piccoli assistiti direttamente nei nostri studi; con grande soddisfazione da parte delle famiglie, per le quali il Pediatra di Famiglia è chiaramente una figura di riferimento, che ispira fiducia", dice Luca Brivio, vice-segretario nazionale e coordinatore per ATS Città metropolitana di Milano di Simpef.
 
“Che la nostra esperienza sia un successo, lo testimoniano almeno tre cose”, continua. “Primo: il fatto che sia stata sostenuta con forza – e lo sia ancora dopo ben 14 anni – dall’Azienda Sanitaria. Secondo: le firme di protesta che stiamo raccogliendo da centinaia di famiglie, che improvvisamente si trovano orfane di un servizio più che gradito, grazie anche al fatto che la maggior parte delle sedute vaccinali coincide con le visite dei bilanci di salute. Terzo: i livelli di copertura vaccinale raggiunti in questi anni, superiori alla media della nostra stessa ATS di appartenenza, sia per la vaccinazione esavalente sia per quelle anti-pneumococcica, anti-meningococcica B e C, anti-Rotavirus e soprattutto per quella trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, dove la percentuale raggiunta supera il fatidico tetto del 95% dell’immunità di gregge (95,6%), con ben 4 punti percentuali in più rispetto alla media di ATS (91,6%). Inoltre, tali livelli di copertura vengono raggiunti in tempi più rapidi rispetto ai centri vaccinali. Questi dati sono certificati dall’ATS, non sono di parte”.

Secondo quanto riporta la Simpef, l'ATS Città Metropolitana di Milano ha fatto sapere che non ha più fondi per finanziare il progetto, a partire dalla coorte 2018, e che, rivoltasi alla Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia per ottenere un finanziamento ad hoc, non ha ricevuto risposta.
 
“Non c’è più molto tempo a disposizione", aggiunge Brivio. "Siamo riusciti a ottenere una proroga per vaccinare almeno i nati del primo bimestre 2018, ma dal primo maggio, non saremo più in grado di prendere in carico i bimbi nati nel mese di marzo, che dovrebbero essere vaccinati a partire dal terzo mese di vita. Chiudere la nostra esperienza non porterà alcun risparmio, perché se i centri vaccinali devono riprendere in carico gli assistiti prima vaccinati negli studi dei pediatri di famiglia, dovranno sicuramente riorganizzarsi, con nuovo personale oppure facendo lavorare il personale presente in straordinario, ingenerando comunque nuovi costi. Proprio, non ne capiamo le ragioni”, conclude Brivio.

A qualche ora dalla denuncia sono arrivate le spiegazioni dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.
 
“Il progetto sperimentale che consentiva ai pediatri di libera scelta dei comuni di Bollate/Baranzate, Novate Milanese e Paderno Dugnano, di effettuare ai propri pazienti le vaccinazioni del primo biennio di vita aveva una scadenza precisa che si completava con i nuovi nati del 2017”, ha chiarito l’assessore.
 
“Si è sicuramente trattato di un’esperienza positiva , tanto che la scadenza è stata prorogata due volte. Per questo sulla base del nuovo accordo collettivo nazionale, appena siglato, che prevede a seconda delle necessità un maggior coinvolgimento del pediatra di famiglia nell’offerta vaccinale, stiamo verificando se è possibile renderla omogenea e sistemica su tutto il territorio regionale. Nel frattempo – ha concluso Gallera – non ci sarà alcuna ripercussione negativa per le famiglie in quanto l’Asst Rhodense è già pronta ad effettuare le chiamate e prendere in carico i nuovi nati a partire dal mese di marzo”.

12 Aprile 2018

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