Pensioni. Anaao: “Riforma sconcertante. Inaccettabile lo scalone di 6 anni”

Pensioni. Anaao: “Riforma sconcertante. Inaccettabile lo scalone di 6 anni”

Pensioni. Anaao: “Riforma sconcertante. Inaccettabile lo scalone di 6 anni”
Per il sindacato dei medici dirigenti del Ssn “l’estremismo dimostrato dal Governo in questa materia, e solo in questa materia, con l’abolizione brutale delle pensioni di anzianità, costringe molti soggetti a sei anni di lavoro in più a titolo semigratuito”. Chiesti “correttivi immediati”.

L’Anaao Assomed definisce sconcertante la riforma delle pensioni che, “unica in Europa senza gradualità, crea un inaccettabile ‘scalone’ costringendo molti soggetti, soprattutto quei giovani che pure si sostiene di volere difendere, a sei anni di lavoro in più a titolo semigratuito. L’estremismo dimostrato dal Governo in questa materia, e solo in questa materia, con l’abolizione brutale delle pensioni di anzianità apre una questione sociale e richiede correttivi immediati”.
 
Nella nota l’Anaao Assomed sottolinea “gli effetti devastanti nel delicato settore della sanità pubblica di un mero innalzamento della asticella della età di quiescenza e del mancato turnover, sulla sicurezza delle cure e sull’occupazione dei giovani”.
Queste i correttivi che l’Anaao chiede al Governo:
   – ripristinare perlomeno quota 100 per le pensioni di anzianità, già prevista dallo scalone “Maroni” cancellato nella passata legislatura, ma oggi largamente superato, con buona pace di quelle forze politiche che allora lo ritenevano eccessivo;
   – consentire il pensionamento anticipato a coloro che optano per il sistema contributivo in analogia con quanto previsto per le donne (57 anni e 35 di contributi fino al 31.12.2015 per chi opta per il sistema contributivo puro) in presenza di contribuzioni superiori a 3 volte il montante minimo. Il cittadino deve poter disporre di quanto versato che non può essere congelato dallo Stato che, manomettendo l’età pensionabile, di fatto sequestra parte della retribuzione dei lavoratori;
   –            di garantire una rivalutazione annua dei contributi versati (attualmente pari all’incremento del PIL nel precedente quinquennio) almeno pari al tasso di inflazione o al rendimento dei titoli di stato di durata ventennale;
   –            di eliminare le discriminazioni tra dipendenti pubblici e privati, in materia di uscita anticipata (non concessa ai dipendenti pubblici) e  pensionamento delle donne. Non si comprende perché una dottoressa o un’infermiera, soggetta a turni e mansioni usuranti in attività delicate, debbano restare al lavoro fino a 66 anni, mentre un’impiegata di banche o assicurazioni possa congedarsi prima;
   –            di consentire ai giovani la totale ricongiunzione di tutti i contributi versati in tutte le gestioni pubbliche e private, senza speculare sul precariato che costringe i giovani a contribuire in diversi istituti e casse previdenziali.
 
“Non servono – conclude la nota dell’Anaao – i lavori forzati per rilanciare sviluppo ed occupazione né si può evitare di dedicare attenzione particolare al delicato settore della tutela della salute dei cittadini”.
 
 

15 Dicembre 2011

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