Garaci: “La medicina va ripensata. Per evitare la deriva economicista”

Garaci: “La medicina va ripensata. Per evitare la deriva economicista”

Garaci: “La medicina va ripensata. Per evitare la deriva economicista”
“L’Istituto superiore di sanità si propone come civil servant per stimolare un ripensamento profondo della medicina” dice il presidente dell’Iss Enrico Garaci in questa intervista a QS. E spiega: “Solo così si potranno cercare risposte alla crisi, senza abbandonarsi alla deriva economicistica”

L’Istituto superiore di sanità si propone come think tank per la medicina e la sanità italiane. Un luogo di libera riflessione e di circolazione delle idee non solo su temi strettamente scientifici, ma sulla filosofia, sul modello teorico che è alla base del sapere scientifico.
Un primo appuntamento è stato il Convegno organizzato mercoledì scorso nella sede dell’Iss, dedicato alla Complessità emergente in medicina: la centralità della persona nelle frontiere etiche e scientifiche. Abbiamo chiesto al presidente dell'Iss Enrico Garaci di riassumercene i contenuti.

Professor Garaci, come è nata l’idea del Convegno?
Innanzi tutto vorrei far notare che abbiamo voluto definirlo non un Convegno, ma un “concorso di idee”, proprio per indicare uno spazio di libera riflessione, nel quale ciascuno concorre con altri alla comprensione delle sfide che oggi la medicina si trova a dover fronteggiare. L’idea è nata intorno alla presentazione del libro Controvento, nel quale Mirella Taranto ha tradotto storie di malattie rare in narrazione e rappresentazione teatrale. Una forma di medicina narrativa che ha dato ottimi risultati, rivelandosi uno strumento di comunicazione e sensibilizzazione potente.
In quella occasione, Ivan Cavicchi ha posto la necessità di un ripensamento profondo della medicina, che è poi il tema del suo libro in uscita in questi giorni, Per una filosofia della medicina.
E credo che l’Iss abbia il dovere di partecipare a questo ripensamento, nel suo ruolo di civil servant.

Perché proprio ora, mentre premono anche tanti problemi economici, è necessario un ripensamento della medicina?
Può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Anzi se non si ripenserà la medicina, si andrà sempre più verso una deriva economicista che metterà in discussione e vanificherà gli obiettivi di salute già raggiunti. La sanità va vista anche nelle sue potenzialità produttive, sviluppando sperimentazioni e brevetti.

Il vostro incontro partiva dalla “centralità della persona”. Non rischia di essere uno slogan svuotato di contenuti?
Credo che invece abbia una grande validità, sebbene Cavicchi ricordasse poi che le centralità sono molte (paziente, medico, sistema, struttura) e devono relazionarsi tra loro.
Ma oggi, in un dibattito sulla sanità sempre più centrato su tagli e piani di rientro, il paziente rischia di essere il grande assente.
E questo è vero anche in una prospettiva diversa, teorica. Lo scientismo ha spinto verso una decontestualizzazione della medicina che portava a cercare leggi di funzionamento dell’organismo umano universali, valide per tutti indistintamente. Oggi tutta la ricerca mette in evidenza come ogni organismo non possa invece prescindere dal contesto, sociale, economico, culturale, ma anche dal contesto genomico che lo rende diversamente suscettibile alle malattie e diversamente reattivo ad alcuni farmaci.

Ma questa personalizzazione della medicina sarà costosissima….
Non è detto che sia così. E spesso anche dare a tutti la stessa cura è inutile, e dunque porta a uno spreco.

La chiave proposta da moltissimi interventi è quella della “relazione”. Pensa davvero che possa cambiare le cose?
È vero, praticamente tutti gli interventi hanno messo in luce quanto valore abbia la relazione il rapporto di scambio tra diversi soggetti. Ne ha parlato Cavicchi, ma anche Victor Tambone, Claudio Cricelli, Carlo Petrini, Rosaria Iardino, Stefano Vella. Uno scambio efficace tra medico e paziente consente di comprendere meglio la malattia, di usare opportunamente le terapie, di ridurre il disagio. Con risultati grandissimi: si riduce la medicina difensiva, che oggi impegna quasi il 10% della spesa sanitaria, si riduce il contenzioso legale e soprattutto si migliora la vita delle persone.
 
Eva Antoniotti

Eva Antoniotti

16 Dicembre 2011

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