West Nile Virus. Centro nazionale sangue: “Sorveglianza continua. Il sistema regge ma è raccomandabile l’adozione del test Nat”

West Nile Virus. Centro nazionale sangue: “Sorveglianza continua. Il sistema regge ma è raccomandabile l’adozione del test Nat”

West Nile Virus. Centro nazionale sangue: “Sorveglianza continua. Il sistema regge ma è raccomandabile l’adozione del test Nat”
Il Centro Nazionale Sangue, di concerto con le Regioni, ha attivato già da giugno un piano per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del virus attraverso la trasfusione di emocomponenti labili. Il piano prevede la diramazione di un alert immediato non appena il virus venga isolato. A seguito della segnalazione le strutture trasfusionali delle province interessate hanno l’obbligo di introdurre il test NAT per tutte le donazioni. 

Il sistema sangue regge di fronte all’epidemia di West Nile Virus che sta colpendo molte regioni del Nord Italia. Il virus del Nilo Occidentale che si trasmette attraverso la puntura di una zanzara di genere Culex, spesso non manifesta sintomi e solo in casi molto rari, in pazienti già indeboliti da altre patologie, può causare delle complicazioni che si rivelano letali come è successo nei giorni scorsi in Emilia Romagna. In questa categoria potrebbero rientrare gli affetti da malattie croniche che richiedono il ricorso costante a terapie trasfusionali.

Il Centro Nazionale Sangue, di concerto con le Regioni, ha quindi attivato già da giugno un piano per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del virus attraverso la trasfusione di emocomponenti labili. Il piano prevede la diramazione di un alert immediato non appena il virus venga isolato in un pool di zanzare, in un esemplare di avifauna o in un equide.

A seguito della segnalazione le strutture trasfusionali delle province interessate hanno l’obbligo di introdurre il test NAT per tutte le donazioni. Tale test, che va effettuato contestualmente alla donazione di sangue, permette di rilevare la presenza del WNV e di evitare così la trasmissione trasfusionale dell’infezione. Se il virus viene isolato in una zona che si trova nel raggio di cinque chilometri dal confine con un’altra Provincia allora l’alert viene diramato a tutte e due le Province interessate.

Il piano prevede poi che chiunque abbia soggiornato, anche solo per una notte, in una delle zone dove è stato isolato il virus possa donare il sangue anche in un’altra provincia, ma solo se la struttura di riferimento si sarà dotata del kit per effettuare il test, altrimenti il donatore sarà sospeso per un periodo cautelativo di 28 giorni.

Il monitoraggio del virus nei donatori di sangue da parte del CNS è costante (sono già 13 le positività riscontrate tra i donatori) ed efficace, tanto che il primo caso umano, risalente allo scorso 8 luglio in Emilia Romagna, è stato notificato 19 giorni dopo la circolare di alert con le misure di prevenzione emessa dal CNS per il territorio in questione. Aggiornamenti regolari vengono forniti tramite il sito web centronazionalesangue.it e i canali social del Centro.

“Il piano di sorveglianza funziona e il sistema regge – ha affermato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno – come ha retto l’anno scorso all’outbreak del virus Chikungunya che ha colpito la regione Lazio. Ma il dilagare del virus del West Nile, se sottovalutato, può aggravare le carenze di sangue che si registrano annualmente in estate, quando ondate di caldo e vacanze al mare spingono i donatori abituali a disertare l’appuntamento con i centri di raccolta. Ed è qui che le Regioni possono intervenire, adottando ad esempio i test Nat anche nelle province non colpite dal virus per evitare di ricorrere alla sospensione sistematica dei donatori".

31 Luglio 2018

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