Aids. Nuovo vaccino sperimentato sulle scimmie. Contagio azzerato nell’83% dei casi

Aids. Nuovo vaccino sperimentato sulle scimmie. Contagio azzerato nell’83% dei casi

Aids. Nuovo vaccino sperimentato sulle scimmie. Contagio azzerato nell’83% dei casi
Dimostrata un’efficacia senza precedenti. E' stato sintetizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) negli Stati Uniti. E presto, promettono i ricercatori, potrebbe essere disponibile anche per l’uomo. La ricerca che ne parla pubblicata su Nature.

Nelle scimmie ha già abbattuto il contagio addirittura dell’83%, ma il nuovo vaccino per il virus dell’Hiv, sintetizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) negli Stati Uniti promette bene anche per l’uomo. Lo studio che ne svela la composizione è stato pubblicato su Nature e i ricercatori già sono convinti di essere vicini alla ricetta giusta, quella che preverrà definitivamente la trasmissione.

Il virus che attacca i primati, detto Simian Immunodeficiency Virus (SIV), non è del tutto uguale a quello che colpisce gli esseri umani. Ma di sicuro è molto simile, tanto che il risultato ottenuto dai ricercatori statunitensi fa ben sperare per il futuro della lotta all’Hiv.

Gli scienziati hanno sintetizzato diversi tipi di farmaco, che usano come vettori tre diversi virus innocui per l’uomo (l’agente MVA e gli adeno-virus Ad26 e Ad35): le molecole descritte in questo sorprendente studio sono le prime che mostrano una protezione parziale su modello animale. Fino ad ora, infatti, i medicinali sviluppati avevano dimostrato solo di poter controllare la potenza virale una volta che il primate era già stato infettato.
Lo studio, invece, ha dimostrato che scegliendo la giusta combinazione di farmaci e vettori (ovvero i virus innocui che trasportano il farmaco nell’organismo) è possibile ridurre la possibilità delle scimmie di essere infettate di percentuali che oscillano tra l’80% e l’83%. Un risultato sorprendente, anche perché gli animali che venivano comunque infettati mostravano quantità di SIV nel sangue molto limitate rispetto a quelle presenti nei primati del gruppo di controllo.

Per testare la reale protezione dal virus, infatti, i ricercatori hanno controllato le quantità di anticorpi che si riuscivano a legare alle proteine superficiali dell’Hiv. In particolare la proteina Env (che ricopre la superficie più esterna del virus) è dimostrata essere centrale per lo sviluppo del vaccino: gli anticorpi collegati ad essa erano presenti in quantità maggiori nelle scimmie che non venivano infettate. “Questo dimostra chiaramente che includere Env nel vaccino porta dei benefici”, hanno spiegato gli autori nello studio. “Anche perché dal nostro studio si evince che il meccanismo di prevenzione dell’infezione è significativamente diverso da quello che mantiene sotto controllo la replicazione del virus, in cui invece di Env sono centrali i livelli di linfociti e la risposta immunitaria in generale”, hanno fatto sapere.
“Lo studio ci ha permesso di valutare l’effettiva efficacia di molte combinazioni di molecole, e queste informazioni ci aiuteranno a capire quali siano i farmaci più adatti per i trial clinici sugli uomini, in particolare rispetto a quali vettori scegliere per trasportare il farmaco”, ha spiegato Dan Barouch, ricercatore della Harvard Medical School. I ricercatori infatti pianificano di sintetizzare un vaccino adatto al tipo di virus umano, a partire da quelli già efficaci su modello animale.

Laura Berardi
 

Laura Berardi

05 Gennaio 2012

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