Piacentini (Simri): “Ecco i prossimi obiettivi della nostra società scientifica”
Ho ereditato una Società Scientifica solida e molto ben impostata dal precedente Direttivo guidato dal prof. Renato Cutrera. Questi primissimi mesi sono stati quindi una buona prosecuzione dei lavori e progetti già avviati nell’ultimo triennio. Abbiamo inserito alcuni piccoli adattamenti tenendo conto ovviamente delle proposte avanzate dai nuovi membri del Direttivo Simri.
Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere nei prossimi anni?
Vogliamo prima di tutto puntare sui giovani all’interno della nostra Società Scientifica e quindi offrirgli nuovi spazi e prospettive di crescita. Non solo, dobbiamo riuscire ad attirare sempre più i gli studenti di medicina verso la nostra specialità. Poi è nostra intenzione dare alla SIMRI maggiore visibilità a livello internazionale garantendo però sempre il massimo rigore scientifico. E’ proprio questo rigore che finora ci ha permesso di diventare una Società Scientifica di riferimento, stimata e apprezzata a livello europeo e non solo.
Qual è secondo lei il futuro della pneumologia pediatrica nel nostro Paese?
Dipende ovviamente da quali saranno le scelte politiche che verranno prese nei prossimi anni. Se vogliamo continuare ad avere un sistema sanitario nazionale di assolto livello bisogna proseguire nel rafforzamento delle specialità mediche. E questo vale sia per la pediatria che per la medicina dell’adulto. A livello organizzativo e formativo la pneumologia pediatrica deve essere soprattutto pediatria pneumologica. Noi siamo principalmente pediatri e non solo specialisti d’organo. Quando lavoriamo dobbiamo sempre considerare il bambino nel suo insieme e quindi analizzare le sue condizioni generali di salute e di benessere.
Questo vale anche per i farmaci che attualmente utilizzate?
Ovviamente i nostri pazienti presentano delle caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle di un adulto. Quindi anche i farmaci devono essere a “misura di bambino”. Molti dei medicinali impiegati in pediatria non sono stati del tutto studiati nei bambini. Per questo in molte situazioni si ricorre a trattamenti off label. Attualmente sono ancora pochi gli studi sperimentali condotti in Italia e nel resto d’Europa per valutare l’efficacia di nuovi trattamenti per le malattie respiratori infantili. Insieme agli enti competenti, come Aifa o Ema, dobbiamo lavorare per migliorare questo aspetto della nostra professione.
Che ruolo può avere la pediatria di famiglia nella lotta contro le patologie respiratorie infantili?
La pediatria del territorio è una delle peculiarità del nostro sistema sanitario nazionale. Rappresenta una preziosa risorsa con la quale integrarsi al fine di poter risponde al meglio alle sfide del futuro. È assolutamente necessaria un’intensa attività di tipo formativo e uno scambio continuo di informazioni tra pediatra di famiglia e pediatra pneumologico. Nel congresso di Pisa, infatti, abbiamo dato ampio spazio ai rappresentanti della pediatria di famiglia italiana.
Che consiglio vuole dare ai giovani soci iscritti alla Simri?
È importante riuscire a dare una certificazione delle competenze al fine di garantire a tutti i pazienti un buon livello di cure. Quindi sarebbe auspicabile che i nostri giovani, che hanno l’opportunità di farlo, si avvicinassero il più possibile a quelle che sono le certificazioni europee, come per esempio HERMES. In Italia non sono ancora del tutto riconosciute e validate ma nel futuro saranno sempre più importanti.
28 Settembre 2018
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