Di Virgilio (Pdl) e Miotto (Pd)
Domenico Di Virgilio, Pdl, commissione Affari Sociali della Camera
“Torniamo alla definizione di ospedale, rivedendo Il D.lgs 502”
“Sono d’accordo con quanto espresso dal sottosegretario Cardinale. Così come da medico e da politico ho sostenuto, da sempre, che bisognerebbe tornare a parlare di cittadino abbandonando l’uso improprio di ‘utente’: il medico non deve mai dimenticare la dimensione umana del rapporto con il paziente che si rivolge a lui e alla struttura”. Questo il commento dell’onorevole Domenico Di Virgilio (Pdl) alla proposta lanciata dal sottosegretario alla Salute, Elio Cardinale.
“Sono sempre stato contrario al concetto di aziendalizzazione in sanità – ha detto Di Virgilio – tornerei quindi alla definizione di ospedale rivedendo il Decreto 502/92 che ha dato l’avvio al processo di aziendalizzazione in sanità. Inoltre la definizione di ospedale ha insito in sé il concetto di umanizzazione delle cure. Un concetto importante e sempre più trascurato. Il medico deve curare e prendersi cura. Un approccio questo che dovrebbe essere recuperato a iniziare dai banchi dell’Università insegnando agli studenti di medicina anche nozioni di vita pratica e di comportamento per realizzare e rafforzare il rapporto medico-paziente”.
Anna Margherita Miotto, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali della Camera
“Esiste rischio di deriva economicista, ma non è legato alla denominazione”
“Non rifugiamoci in questioni di natura lessicale. Non è il termine ‘azienda’ che muta la qualità dei servizi sanitari o modifica il diritto alla salute. Il mutamento del modello organizzativo, che mi auguro non avvenga, e soprattutto la correlazione tra Lea e relativi finanziamenti, sono il cuore della mission dell’azienda”. Così Margherita Anna Miotto, capogruppo del Pd alla Commissione Affari Sociali, ha commentato la proposta del sottosegretario alla Salute, Adelfio Elio Cardinale, di cambiare il nome “Aziende sanitarie” perché il termine “distorce il senso della medicina”. “Le azioni del Governo centrale e dei governi regionali devono essere orientate a salvaguardare i Livelli essenziali d’assistenza in modo uniforme ed efficace – ha spiegato Miotto -. Il rischio di una deriva economicista esiste nel sistema, ma non è legato alla denominazione dell’azienda quanto al modello di governo e alla concentrazione di poteri in capo alle Giunte regionali”. “In quest’ottica – ha concluso – i direttori generali sono gli epigoni degli assessori regionali e rischiano di prescindere dai bisogni di salute dei cittadini”.
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18 Gennaio 2012
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