Fenagifar: “Del tutto inadeguata la gestione della materia da parte dell’Esecutivo”

Fenagifar: “Del tutto inadeguata la gestione della materia da parte dell’Esecutivo”

Fenagifar: “Del tutto inadeguata la gestione della materia da parte dell’Esecutivo”
“Il primo dato che salta agli occhi leggendo la bozza del decreto liberalizzazioni è che la gestione della materia da parte dell’Esecutivo ci appare del tutto inadeguata, insufficiente, e, addirittura, per alcune delle norme inserite, assolutamente incompetente”. Ad affermarlo è una nota della Fenagifar, la Federazione dei giovani farmacisti, che osserva come “per la seconda volta in due mesi, dopo la presentazione ed approvazione di un DL governativo, viene riproposto il tema delle liberalizzazioni per le farmacie, ma elaborato in modo molto più complesso".
 
"Infatti, secondo la Fenagifar:
1. vengono inserite norme che ricadono nelle competenze di altre professioni (è il caso della norma che riguarda il medico a cui viene prescritto di indicare nella ricetta la presenza o meno del farmaco equivalente);
2. sono introdotti meccanismi non più di competenza statale, ma regionale, scaricando su di esse responsabilità che difficilmente saranno in grado di adempiere e che porterebbero ad un sistema sanitario nazionale del tutto ingovernabile;
3. si continua a sostenere e rafforzare la presenza del doppio (o triplo) canale di distribuzione del farmaco, caso unico al mondo.;
4. si introduce un quorum, di fatto, insostenibile per la sopravvivenza delle farmacie;
5. si continua, lentamente, a stringere il cappio intorno alle parafarmacie, allungandone di un anno l’orizzonte di sopravvivenza e mantenendole in una posizione politica, a tutto vantaggio della GDO, contraria alla possibilità di aspirare ad una sede farmaceutica con il miraggio di una trasformazione a costo zero del loro esercizio in farmacia;
6. si rafforza il concetto “mercantilistico” del bene farmaco, addirittura liberalizzando il prezzo del farmaco di fascia A;
7. si introduce un meccanismo, quello dello sconto sul farmaco di fascia A, che porterà inevitabilmente il primo cliente, ovvero lo Stato, a chiedere alla Farmacie convenzionate uno sconto ben maggiore di quello da esse praticato al comune cittadino, con un danno irreversibile alla sostenibilità del sistema della distribuzione convenzionata. Ciò aprirà le porte a soggetti imprenditoriali esterni che con un’economia di scala molto superiore potranno proporre allo Stato migliori condizioni per la distribuzione del farmaco convenzionato (d’altra parta l’Antitrust con il più classico degli ossimori ha proposto come operazione favorevole alla concorrenza la possibilità di aggregazione fino ad 8 esercizi…?!);
8. la deregulation degli orari porterà alla riduzione dell’efficienza del servizio notturno nelle zone meno commerciali, sempre seguendo la logica della trasformazione del bene farmaco da bene di dispensazione a merce da vendere.;
9. sulla gestione ereditaria si conferma l’incubo di una minaccia di espropriazione di un bene privato (pur trattandosi di una concessione governativa) se consideriamo che l’apporto lavorativo del titolare nella farmacia non è solo di tipo intellettuale, ma anche di gestione economico finanziaria con apporto di capitale proprio e di investimenti che hanno un ritorno verso la collettività, garantendo quell’eccellenza di servizio, che è quella , paradossalmente, che vorrebbe essere espropriata, e direi derubata”.

“In conclusione – secondo la Fenagifar -, è chiaro che tutta l’architettura dell’attuale bozza, che fa seguito alla stessa logica utilizzata nel DL Salva Italia, miri a scardinare l’assetto del sistema farmaceutico e creare un solco profondo e non più ricucibile tra le diverse anime della categoria, sfruttando il più antico sistema del ‘divide et impera’. A riprova di ciò si osserva che tutte le componenti sindacali, chi per un verso o per l’altro, sono contrarie al provvedimento. Le conseguenze saranno sicuramente una divaricazione delle posizioni nei diversi settori di competenza, un tentativo di difesa ad oltranza delle proprie ragioni, e la necessità di subire un accordo al ribasso sotto la minaccia di spostare la bilancia da una parte o l’altra, con il risultato di indebolire sia la farmacia sia le parafarmacie e permettere ai ‘noti’ soggetti esterni di appropriasi di un mercato debolissimo, privo di risorse finanziarie e dilaniato da tensioni interne”.

“Mi chiedo – aggiunge il presidente dei giovani farmacisti, Claudio Destefano -, se esista la possibilità che una categoria professionale possa capire che l’unica via di uscita è la formulazione di una proposta unitaria che debba necessariamente scaturire dal dibattito interno gestito dalla Federazione degli Ordini; ovvero, se invece, continuare a perseguire una scelta di gestione delle cose ‘a maggioranza’, che però porta gli esclusi a sentirsi in diritto di scegliersi altri interlocutori dai quali farsi rappresentare, come ad esempio, le parti politiche, i poteri economici, fino ad arrivare al terreno minato e terribile di possibili infiltrazioni criminali come dimostrato dalle minacce ricevute nei giorni scorsi dai nostri maggiori rappresentanti sindacali ed istituzionali".
 
"Prima dell’inevitabile e certamente più distruttiva norma definitiva – conclude Destefano -, è fondamentale far sentire con determinazione la nostra voce, perché vogliamo essere padroni del nostro futuro, e come parte viva di una società reale a cui si contribuisce proficuamente migliorando il servizio pubblico sanitario. Se esiste ancora uno Stato Democratico.
 

19 Gennaio 2012

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