La Griglia Lea: indicatori poco significativi e fuorvianti

La Griglia Lea: indicatori poco significativi e fuorvianti

La Griglia Lea: indicatori poco significativi e fuorvianti

Gentile Direttore,

sono appena stati pubblicati i dati della griglia LEA 2017 e cioè il sistema di indicatori del monitoraggio istituzionale che il Ministero fa delle Regioni. Visto da vicino è un sistema fatto di indicatori spesso a bassa validità. A solo titolo di esempio cito una analisi pubblicata nel 2018 dalla Società italiana di epidemiologia di quello che riguarda la salute mentale, indicatore  che davvero “fa acqua”.

 

Fatto sta che quegli indicatori vengono usati anche per fare classifiche e quindi le Regioni li introducono nel sistema di obiettivi/indicatori assegnati alle Aziende. Solo che se si tratta di indicatori poco significativi, per chi lavora sul campo rischiano di diventare addirittura fuorvianti. Come rischia di essere fuorviante la classifica generata dalla griglia.

 

Quest’anno abbiamo al primo posto il Piemonte, al settimo l’Abruzzo, al decimo il Friuli Venezia Giulia, al dodicesimo Trento e all’ultimo Bolzano. Se prendiamo invece a titolo di significativo esempio l’ultimo rapporto CREA 2018 al primo posto abbiamo Trento, al secondo Bolzano, al quinto il Friuli Venezia Giulia, al dodicesimo il Piemonte e al quattordicesimo l’Abruzzo.

 

La spiegazione:  semplicissima! Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia sono autonome e non hanno l’obbligo di superare il valore soglia (160) previsto dalla griglia LEA per accedere alla quota di fondo legata a tale valore. Le altre Regioni sì e quindi inseriscono (al di là del loro effettivo significato) gli indicatori della griglia negli obiettivi dei Direttori che li rigirano ai Dipartimenti. Data la qualità di molti di quegli indicatori non si tratta di un buon modo di orientare il sistema.

 

C’è grande bisogno di ragionare su questa tematica  per arrivare a definire prima una serie di dimensioni significative della qualità e poi a  trasferirle in un sistema di obiettivi/indicatori per area (prevenzione, territorio, ospedale, processi amministrativi) da declinare ai vari livelli: centrale, regionale, aziendale, dipartimentale. Magari il punto di partenza potrebbe essere il confronto tra i vari sistemi di analisi  comparativa già consolidati in Italia (oltre ai due già citati ce ne sono diversi altri tra cui il Rapporto 2018 di Meridiano Sanità, il sistema a bersagli del Sant’Anna  e il Programma Nazionale Esiti).

 

Sicuramente il Ministero sta lavorando assieme all’AGENAS sul “suo” sistema di indicatori, ma  la stranezza della classifica LEA di quest’anno andrebbe utilizzata per cambiare rapidamente il sistema di monitoraggio centrale. L’esigenza di valutare i sistemi di valutazione è del resto già all’ordine del giorno, come si vede un post del blog di Cesare Cislaghi.

 

Sarebbe il caso di accelerare questo processo di revisione per evitare che la griglia LEA porti fuori strada Regioni ed Aziende. E faccia gridare a miracoli che forse non sono del tutto tali

 

Claudio Maffei

Medico in pensione già Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Umberto I di Ancona, della ASL 3 di Fano e dell'IRCCS INRCA di Ancona

13 Gennaio 2019

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