Liste d’attesa. Parla il chirurgo Massimo Martelli: “Sono un falso problema. Ecco cosa bisognerebbe fare per risolvere la questione”

Liste d’attesa. Parla il chirurgo Massimo Martelli: “Sono un falso problema. Ecco cosa bisognerebbe fare per risolvere la questione”

Liste d’attesa. Parla il chirurgo Massimo Martelli: “Sono un falso problema. Ecco cosa bisognerebbe fare per risolvere la questione”
"Se si volesse davvero cominciare a risolvere il problema - spiega l'ex primario di Chirurgia toracica del Forlanini - i direttori sanitari dovrebbero controllare le liste d’attesa e, lì dove si riscontra un'anomalia, richiamare i singoli capi delle unità operative per riequilibrare i tempi che i medici dedicano al pubblico e al privato"

Oggi il ministro della Salute Giulia Grillo ha reso noti i risultati del numero verde di utilità pubblica 1150, attivato a ottobre 2018 in via sperimentale per raccogliere le segnalazioni dei cittadini sui tempi d’attesa relativi alle prestazioni assicurate dal Ssn e per informare sulle modalità di accesso ai servizi. A poco più di quattro mesi dall’avvio del numero di ascolto sono state circa 1.800 le segnalazioni giunte al Ministero, di cui il 59% per lamentarsi delle lunghe attese. A tal proposito abbiamo intervistato il Prof. Massimo Martelli, già primario di Chirurgia toracica del Forlanini, di cui è stato anche commissario straordinario, che definisce le liste d’attesa “un falso problema”.

“Fermo restando i problemi che conosciamo tutti, dalla carenza dei medici negli ospedali al blocco del turnover – afferma Martelli – è necessario chiedersi a chi conviene l’esistenza delle liste d’attesa. La risposta è semplice: al settore privato. Più sono lunghe e più le persone confluiranno verso i servizi erogati privatamente, che sono in grado di rispondere alle esigenze del paziente nel giro di poche ore”.

Secondo Martelli esistono due ordini di problemi che portano alla creazione di lunghi tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche: “Il primo riguarda gli accessi inappropriati ai punti di pronto soccorso. Il secondo riguarda invece le visite specialistiche. Questo secondo punto è cruciale – prosegue Martelli – e deriva dall’’usanza’ molto diffusa tra i medici che lavorano anche nel privato di passare meno ore in ospedale rispetto a quelle stabilite per legge, a favore della loro attività esterna”.

Il settore privato “funziona benissimo perché c’è un’alta sorveglianza dell’attività svolta dai medici. Una clinica privata è una vera e propria azienda che, giustamente, guarda al proprio tornaconto in termini di efficienza e profitto. Questo però non accade nel settore pubblico. Se si volesse davvero cominciare a ridurre i tempi di attesa – spiega Martelli – i direttori sanitari dovrebbero controllare le liste d’attesa e, lì dove si riscontra un problema, richiamare i singoli capi delle unità operative per riequilibrare i tempi che i medici dedicano al pubblico e al privato”.

Per quanto riguarda il rischio che misure di controllo più stringenti possano indurre i medici a “scappare” dal settore pubblico, Martelli afferma: “È qui che entra in ballo la morale e l’etica di ciascuno”.

“Purtroppo è in atto una sostituzione della medicina pubblica con la medicina privata. Questo processo – conclude Martelli – può portare solo alla distruzione del Servizio sanitario nazionale”.
 
Paola Porciello

Paola Porciello

12 Febbraio 2019

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