Dalla ricerca italiana innovativi nanovettori per patologie epatiche, infiammatorie e autoimmuni

Dalla ricerca italiana innovativi nanovettori per patologie epatiche, infiammatorie e autoimmuni

Dalla ricerca italiana innovativi nanovettori per patologie epatiche, infiammatorie e autoimmuni
Messe a punto nuove strategie che ne riducono la tossicità (sono infatti biocompatibili e biodegradabili) e ne potenziano l’effetto terapeutico, consentendo la possibilità di effettuare trattamenti in pazienti con epatite autoimmune riducendo al massimo il rischio di effetti collaterali e di estendere tale strategia a altre patologie infiammatorie del fegato. Lo studio del “Mario Negri” e dell’Università di Padova pubblicato su Acs Nano

Uno studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Acs Nano, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Biochimica e Farmacologia Molecolare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” Irccs e il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Padova, a cui hanno partecipato anche il Dipartimento di Gastroenterologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza e il Pharmazentrum presso la Goethe University Hospital di Francoforte, ha mostrato che, in un modello animale di epatite autoimmune, l’incorporazione di un farmaco steroideo, il dexametasone, in nanovettori biocompatibili e biodegradabili (ANANAS), realizzati appositamente dai ricercatori, ne riduce la tossicità e ne potenzia l’effetto terapeutico.

I nanosteroidi così formati, riescono a: 1) mantenere legato il farmaco fino al raggiungimento del fegato; 2) penetrare all’interno delle cellule responsabili dell’infiammazione; 3) rilasciare il farmaco esclusivamente in tali cellule e; 4) produrre un effetto terapeutico riducendo la fibrosi e abbassando i livelli di transaminasi circolanti.

I risultati emersi da questo studio sono di grande interesse per la possibilità di effettuare trattamenti in pazienti con epatite autoimmune riducendo al massimo il rischio di effetti collaterali e di estendere tale strategia a altre patologie infiammatorie del fegato.

“La marcata tendenza dei nanovettori ad accumularsi nel fegato, il cd tropismo epatico – spiega Paolo Bigini, Responsabile dell’Unità di Nanobiologia presso l’Istituto Mario Negri -, è spesso considerato un limite per lo sviluppo di nanofarmaci. Noi, al contrario, sfruttiamo questa caratteristica a nostro vantaggio, potenziando il trasporto epatico di un cortisonico, riducendone contemporaneamente l’accumulo in altri organi. La scelta di testare il nostro nanocomposto nel modello di epatite autoimmune, suggeritoci da Pietro Invernizzi, Primario del Reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, si è rilevata estremamente appropriata e promettente”.

“È però importante sottolineare – sostiene Mario Salmona, Responsabile del Dipartimento di Biochimica e Farmacologia Molecolare presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs – che l’evidenza di un tropismo epatico è condizione necessaria ma non sufficiente per sviluppare un nanovettore a uso terapeutico. Parametri quali la stabilità in circolo, la bassa immunogenicità e la capacità di rilasciare il farmaco solo sul bersaglio patologico, sono stati infatti tenuti in grande considerazione nel nostro progetto di ricerca”.

“In questo contesto, le ANANAS he sviluppiamo e caratterizziamo nel nostro laboratorio – commenta Margherita Morpurgo dell’Università di Padova – soddisfano tutte queste caratteristiche e possono essere prese in seria considerazione per pensare a un serio trasferimento dalla ricerca alla clinica”.

“Da ricercatore e da clinico – conclude Pietro Invernizzi -, ritengo estremamente promettente il lavoro svolto in collaborazione con Bigini e Morpurgo. Il trattamento di infiammazioni epatiche è molto delicato e l’utilizzo di strategie alternative, quali ad esempio quelli generati dalle nanotecnologie, potrebbe contribuire significativamente a migliorare la qualità della vita di molti pazienti”.

Questo innovativo sistema di rilascio, messo a punto dai firmatari dello studio, ha ricevuto diversi riconoscimenti e attestati di interesse tra cui: il premio nella seconda edizione di Open Accelerator, promosso da Zambon Group, per la produzione di nanovettori a uso clinico, e il finanziamento di un progetto, da parte del Ministero della Salute, per valutare l’effetto di nanosteroidi su un modello di infiammazione primaria della bile.

09 Aprile 2019

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