Medici di PS, soldati e poliziotti. Non così diversi di fronte all’emergenza

Medici di PS, soldati e poliziotti. Non così diversi di fronte all’emergenza

Medici di PS, soldati e poliziotti. Non così diversi di fronte all’emergenza
Le condizioni in cui operano i sanitari dell’emergenza  con organici ridotti all’osso, di età media elevata ed esposti ad aggressioni e violenze di ogni genere, sono sovrapponibili, a nostro avviso, ai rischi, prevalentemente definibili di tipo infortunistico, per la natura dell’agente materiale e per i limitati tempi di concentrazione dell’azione lesiva cui sono esposti nel servizio attivo i militari e gli operatori di polizia

Di fronte alla concreta preoccupazione denunciata dall’Anaao per i medici dei servizi emergenza-urgenza,  “esposti al medesimo rischio stress come avviene per i militari in guerra”, una delle soluzioni percorribili potrebbe essere quella di utilizzare i protocolli studiati per analoghe situazioni dalle Forze Armate e di Polizia.
 
Le condizioni in cui operano i sanitari dell’emergenza  con organici ridotti all’osso, di età media elevata ed esposti ad aggressioni e violenze di ogni genere, come evidenzia la Commissione Emergenza-urgenza della stessa organizzazione sindacale, sono sovrapponibili, a nostro avviso, ai rischi, prevalentemente definibili di tipo infortunistico, per la natura dell’agente materiale e per i limitati tempi di concentrazione dell’azione lesiva cui sono esposti nel servizio attivo i militari e gli operatori di polizia.
 
Per questi ultimi, viene precisato nelle “linee guida per la Sorveglianza sanitaria degli operatori dei corpi di polizia”, pubblicate dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIMLII) nel 2016,  non è possibile prevedere, pertanto applicare un protocollo di sorveglianza sanitaria.
 
La soluzione può essere rappresentata dalla organizzazione di appositi programmi di formazione e informazione che prevedono questi potenziali rischi, aggiungendo alla formazione tradizionale quelle conoscenze e capacità che gli consentiranno di fronteggiare al meglio gli scenari, tutelando, al contempo, la propria salute ed incolumità fisica. 
 
Ecco il motivo per cui il quadro rappresentato dall’Anaao non è affatto da sottovalutare  per i datori di lavoro del comparto sanitario nel momento in cui si avvia la Valutazione dei rischi, come previsto dalla normativa vigente, la legge 81/2008.
 
A tutto questo si aggiunge un altro importante passaggio della Commissione Anaao: “Se l’OMS ha da poco definito lo “stress da lavoro” come possibile causa di malattia: il lavoro di medici e sanitari, specie operanti nell’area emergenza incrementa lo stress insito nel tipo di prestazione, anche lo stress da privazione di riposo e di normali relazioni umane, stante la grave carenza di personale”.
 
Le linee guida citate forniscono suggerimenti formativi su quegli aspetti della sicurezza che, soprattutto  per il comparto sanitario, dovrebbero essere costantemente aggiornati ed adeguati al progresso tecnico/scientifico e alle nuove dotazioni disponili.
 
Per rendersi conto delle misure di prevenzione e protezione da porre in essere – oltre a formulare un articolato programma di formazione in cui siano previsti argomenti quali: la valutazione degli scenari di rischio, la gestione del rischio nelle situazioni di urgenza/emergenza, i comportamenti di autotutela, la corretta selezione e l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale, la gestione dell’errore e la segnalazione del near missed, le relazioni con i cittadini e la gestione degli utenti difficili, – a scopo illustrativo si riportano le azioni che le Forze Armate attivano per prevenire stress e disagio lavorativo dei militari, ricavate dalla risposta scritta del Ministro della Difesa nel Governo Monti,  Giampaolo Di Paolo pubblicata il 27 novembre 2012 ad una precisa interrogazione parlamentare sull’insorgenza di patologie psico-fisiche da stress che possono colpire i soldati impegnati in teatri bellici.
 
Nello specifico, per quanto riguarda l'Esercito, il personale individuato per l'impiego in teatro operativo viene sottoposto ad apposita visita medica di idoneità e vengono, altresì, realizzate per i reparti dell'area operativa, a cura di ufficiali psicologi, cattedre itineranti relative alle attività di supporto psicologico e di stress management.
Il dirigente del servizio sanitario e gli ufficiali medici dei reparti in procinto di essere impiegati in teatro operativo effettuano lezioni e conferenze su varie tematiche sanitarie, con peculiare attenzione alle psicopatologie reattive a situazioni stressanti (disturbo post traumatico da stress e patologie correlate).
In fase di dispiegamento del dispositivo militare in teatro operativo, gli ufficiali medici, a vario titolo impiegati, svolgono visite mediche giornaliere, effettuano attività di monitoraggio del disagio psicologico e di prevenzione dello stress e delle patologie ad esso correlate, nonché, ai fini della prevenzione.
Inoltre, l'ufficiale psicologo presente in teatro operativo gestisce sia lo stress operazionale che il supporto psicologico individuale e di gruppo.
Nella fase di rientro in Patria dal teatro operativo, i dirigenti del servizio sanitario e gli ufficiali medici effettuano la visita medica di controllo.”
 
Domenico Della Porta
Docente Medicina del Lavoro Uninettuno – Roma

Domenico Della Porta

06 Giugno 2019

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