Istat. Sempre meno assistenza domiciliare e sempre più emigrazione ospedaliera

Istat. Sempre meno assistenza domiciliare e sempre più emigrazione ospedaliera

Istat. Sempre meno assistenza domiciliare e sempre più emigrazione ospedaliera
Pubblicati i valori medi a livello provinciale e regionale relativi ai servizi di cura, contenuti nella "Banca dati indicatori territoriali per le politiche di sviluppo": 324 indicatori (268 + 56 di genere) disponibili a livello regionale e sub regionale, per macroarea e per le aree obiettivo dei diversi cicli delle politiche di sviluppo rilasciati nell’ambito della rete Sistan. Tra questi uno riguarda i "Servizi di cura".

Sul territorio solo l’1,2% di anziani (over 65) in Italia ha usufruito dell’assistenza domiciliare integrata nel 2015: -06% rispetto a dieci anni prima, nel 2005, quando erano l’1,9 per cento.

Ad aumentare invece in dieci anni, tra il 2006 e il 2016, è l’emigrazione ospedaliera che cresce del +0.6%, dall’8,1% dei ricoveri per acuti nel 2006 all’8,7% di quelli 2016.

Un andamento confermato in parte dalle giornate di degenza dei due anni a confronto: quelle fuori Regione calano a livello di media provinciale del -17,4% (da 29.141 a 24.083) mentre si riducono di più quelle nelle Regione di appartenenza – confermando il calo dei ricoveri già indicato nelle Sdo – che scendono del -22,1% (da 438.217 a 341.399).

Sono i valori medi a livello provinciale relativi ai servizi di cura che l’Istat ha diffuso assieme a quelli regionali nella "Banca dati indicatori territoriali per le politiche di sviluppo": 324 indicatori (268 + 56 di genere) disponibili a livello regionale e sub regionale, per macroarea e per le aree obiettivo dei diversi cicli delle politiche di sviluppo rilasciati nell’ambito della rete Sistan.

Gli indicatori dei servizi di cura analizzano due livelli: quello regionale e, per la prima volta, quello provinciale.

Il livello regionale

A livello regionale le medie totali sono ovviamente analoghe a quelle del livello provinciale, ma si nota ad esempio che tra il 2006 e il 2016 tutte le Regioni hanno ridotto la percentuale di over 65 – che pure sono aumentati – assistiti in ADI.

La riduzione maggiore è in Sicilia (-2,3%), quella minore in Puglia (-0,1%). A livello di area geografica, rispetto a una media italiana di -0,8% la riduzione maggiore è nel Mezzogiorno (-0.9%) con il Sud a -0,7% e le Isole a -1,4 per cento. Dove va meglio (ma pure sempre in riduzione) è il Nord (-0,2%).

I dati forniscono anche una misura della spesa per l’ADI sotto forma di incidenza percentuale sulla spesa sanitaria totale, ma i valori si fermano al 2012. Comunque, tra il 2002 e il 2012 (sempre su dieci anni quindi, la spesa per ADI è calata del -1,4% solo nelle Isole (in Sicilia -2,4%; in Sardegna +1,8%), mentre risulta aumentata in tutte le altre Regioni, dal massimo del +4.7% in Emilia-Romagna, al minimo del +0,3% nel Lazio e in Valle d’Aosta.

Per quanto riguarda l’emigrazione ospedaliera, la differenza 2006-2016 registra cali e aumenti. Il maggior calo si ha a Trento (-4,2%), il minore in Campania (-0,2%). L’aumento maggiore invece è in Molise (+5%), quello minore (ma pur sempre aumento) a Bolzano (+0,2%).

Per quanto riguarda le giornate di degenza, quelle nella Regione di residenza si riducono del -19,3%, quelle in Regioni diverse da quella di residenza del -15,5 per cento.
 

Il livello provinciale

A livello provinciale la percentuale maggiore di anziani assistiti in ADI nel 2015 è stata a Bolzano (4,9%), seguita da Aosta (4,7%), Belluno (3,8%) e quindi una provincia del Sud, Ogliastra in Sardegna con 3,6 per cento.

Per quanto riguarda le differenze 2005-2015 nell’ADI per gli anziani, il calo maggiore nell’assistenza si registra a Isernia (-5,3%) mentre l’aumento più consistente è ad Aosta (+2.3%).

Sul fronte dell’emigrazione ospedaliera le Province dove questa nel 2016 è al top sono Isernia (27,6%, più di un quarto dei ricoverati acuti), seguita da Reggio Calabria (22,6%), Matera (22,5%) e Cosenza 22,2%). Bisogna arrivare al settimo posto per trovare una città del Nord, La Spezia, con il 19,6%, mentre per trovarne una del Centro al nono posto c’è Rieti con il 19,3 per cento.

Dal punto di vista della differenza decennale (2006-2016) la percentuale maggiore col segno meno (dove quindi si è ridotta la migrazione) spetta a Mantova con il -5,1% mentre quella col segno più (dove questa quindi è aumentata è Isernia con il +7,4 per cento.

Per le giornate di degenza, essendo i valori assoluti legati anche alla dimensione della Provincia (in testa ci sono sempre Roma e Milano o Roma e Napoli rispettivamente per ricoveri in Regioni diverse o nella Regione di residenza), le differenze maggiori in calo a livello percentuale si rilevano tra i ricoveri in Regioni non di residenza a Milano (-47,1%) seguita da Brescia (-42,9%) e da Mantova (-40,9%). A onor del vero al quarto posto per riduzione c’è una Provincia del Sud, Foggia, dove i ricoveri fuori Regione sono calati nel periodo del -40 per cento.

Sul versante opposto le percentuali sono ben più elevate. La “fuga maggiore tra il 2006 e il 2016 è stata da Carbonia Iglesias (+69,7%), seguita da Verona (+62,1%), Olbia Tempio Pausania (+46,5%) e Rieti (+44,2%).

Per i ricoveri nella Regione di residenza invece tutti i valori tranne quelli di Pistoia, Perugia e Piacenza che aumentano rispettivamente del + 13,5%, +3,5% e +1,9%, tutte le Province registrano un calo. Quella con il valore maggiore è Ascoli Piceno (-54,7%), seguita da Cosenza (-44,7%), Ogliastra (-41,8%) e Bari (-41,5%), mentre dove il calo è stato minore è Cremona, che riposta lo stesso dato di dieci anni prima (-0%), seguita da Rimini (-2,9%), Bergamo (-4,5%) e Gorizia (-5,3%).
 
     
      

21 Novembre 2019

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