Nanofarmaci. Negli Stati Uniti il primo trial sugli esseri umani

Nanofarmaci. Negli Stati Uniti il primo trial sugli esseri umani

Nanofarmaci. Negli Stati Uniti il primo trial sugli esseri umani
Frutto di dieci anni di studio e di collaborazione tra i più grandi centri di ricerca e istituzioni mediche statunitensi: il primo nanofarmaco che verrà testato sulle persone aveva già dimostrato su molti tumori in topi e scimmie una maggiore efficacia rispetto ai farmaci già in commercio.

Che il rapporto tra nanotecnologie e medicina si fosse stretto molto ne avevamo avuto già qualche indizio: negli ultimi mesi si sono moltiplicati studi che applicavano questo tipo di scienze di ultima generazione, applicate dalla cura di tumori, a quella delle patologie cerebrali, passando per i farmaci contro il diabete. Ma fino ad oggi nessuno di questi risultati era ancora stato testato sugli esseri umani: i primi al mondo a iniziare un trial clinico basato su nanofarmaci sono infatti stati dei ricercatori di un team composto da scienziati dei migliori centri di ricerca statunitensi, come il Brigham and Women's Hospital (BWH), il Dana-Farber Cancer Institute (DFCI), la Harvard Medical School (HMS) e il Massachusetts Institute of Technology (MIT). L’esperienza, descritta sulle pagine di Science Translational Medicine, riguarda un farmaco sperimentale chiamato BIND-014 che su modello murino aveva già mostrato di produrre risultati promettenti sui tumori solidi: non a caso la ricerca si è guadagnata la copertina della prestigiosa rivista.
 
In particolare, i ricercatori vogliono dimostrare anche su modello umano la capacità del nuovo farmaco di riconoscere come bersaglio i recettori espressi nei tumori, riuscendo a colpirli con una concentrazione più alta di principio attivo rispetto ai medicinali normali. BIND-014 aveva infatti mostrato di essere più efficace e sicuro e di avere migliori proprietà farmacologiche rispetto alle molecole chemioterapiche precedenti, e nello specifico rispetto al docetaxel. “Per la prima volta abbiamo dimostrato come si possano sviluppare farmaci sia specifici che programmabili e che dunque riescono a concentrare la loro azione direttamente sui tessuti malati”, ha spiegato Omid Farokhzad, ricercatore della Harvard Medical School e co-autore dello studio.
Dai dati prodotti sui topi dal team, che includono quelli sulle caratteristiche farmacocinetiche della molecola sperimentale, si può osservare che il farmaco rimane in circolo nel sangue per lungo tempo e che il principio attivo viene rilasciato in maniera controllata come sperato. In particolare, la concentrazione del medicinale nel plasma rimane di 100 volte più alta rispetto a quella del classico docetaxel per oltre 24 ore e quella intratumorale è comunque 10 volte aumentata rispetto ad esso: questo porta ad un aumentato e prolungato effetto di soppressione del tumore in molti tipi di cancro diversi. Inoltre, i risultati dimostrano che anche su scimmie fortemente pretrattate che presentano neoplasie di stadio avanzato o metastatiche, il farmaco mostra caratteristiche migliori di quelli usati in precedenza: gli stessi risultati che si ottenevano con le dosi standard di docetaxel si possono ottenere con quantità 20 volte minori di BIND-014, e il nanomedicinale risulta efficace anche su tumori che sono attaccati solo in maniera minima dall’altro farmaco (come ad esempio il cancro alla cervice uterina).
 
Questo successo è frutto di un lavoro durato più di dieci anni,e rappresenta il culmine di un progetto di ricerca iniziato dal Brigham and Women’s Hospital e dal Mit, supportato dal National Cancer Institute, dai National Istitutes of Health e da numerosi altri centri istituzionali statunitensi. Tutti i tentativi precedenti di testare nanofarmaci sugli esseri umani erano infatti falliti. “Il motivo è che è molto difficile sintetizzare e poi produrre un farmaco capace di colpire il target specifico, non essere cancellato dalla risposta immunitaria e rilasciare il principio in maniera controllata. Soprattutto se bisogna farlo a dimensioni minuscole”, ha spiegato Robert Langer, co-autore dello studio e docente al MIT.
Ad oggi i ricercatori hanno osservato che una dose di farmaco pari a 75mg/m2 è ben tollerata e non hanno riscontrato tossicità. Il prossimo obiettivo è quello di provare ad aumentare la dose ancora, in modo da testare se l’efficacia del metodo può essere ulteriormente aumentata.
 
Laura Berardi

06 Aprile 2012

© Riproduzione riservata

Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti
Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a correre e, in alcune aree orientali del Paese, sta avanzando più rapidamente della capacità di risposta. Al 4 agosto sono...

West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”
West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”

“La stagione 2026 conferma che il West Nile virus è ormai stabilmente presente in ampie aree del territorio nazionale, con una circolazione estesa e non uniforme. Il quadro richiede, quindi,...

La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025
La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025

La farmaceutica italiana continua a crescere, spinta dall'invecchiamento della popolazione, dall'arrivo di nuove terapie e dall'espansione dei trattamenti per diabete e gestione del peso. Nel 2025 la spesa complessiva per...

Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità
Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità

L’Agenzia italiana del farmaco ha rivisto il Programma delle attività per il 2026 recependo le osservazioni formulate dal Coordinamento interregionale farmaceutica e dal Coordinamento dell’Area economico-finanziaria delle Regioni. Il documento...