ALS ed ANAAO Giovani: “Si a far concorrere gli specializzandi del 3°anno, ma ora occorre una riforma adeguata delle specializzazioni”
“Questa ulteriore anticipazione – prosegue il comunicato – ha destato tra gli specializzandi feedback contrastanti. Prima di tutto, il patto della salute non parla di "assunzione" ma di "iscrizione ai concorsi", una differenza non da poco. Da un lato, tale novità è vista come una opportunità per i giovani medici poichè la partecipazione è facoltativa e permetterebbe agli specializzandi di poter entrare in anticipo nel mondo del lavoro, soprattutto perchè le lungaggini temporali dei concorsi pubblici hanno come risultato quello di entrare eventualmente nel mondo del lavoro dopo molti mesi, permettendo di completare nel frattempo tutto il percorso formativo. Nella schiera dei favorevoli si aggiungono coloro che vedono la prospettiva di avere più anni a disposizione per scegliere l'azienda sanitaria che più si addice alle loro prospettive lavorative”.
“Di contro – evidenziano le associazioni – , alcuni specializzandi, in misura minore rispetto a coloro che si reputano favorevoli, criticano "questa anticipazione" perchè essa viene vista come una mortificazione della formazione medica. Uno specializzando iscritto al terzo anno, dopo solo 24 mesi di specializzazione, è davvero pronto ad entrare nel mondo del lavoro? Finanche sia una sua libera scelta, la sua non è soltano una "incoscienza" dovuta alla prospettiva di un contratto indeterminato?”.
ALS ed ANAAO Giovani “si sono domandati il perchè tale norma contenuta nel "Patto della Salute 2019-2021" abbia avuto più adesioni che critiche, e crediamo di aver compreso il perchè. Gli specializzandi che si trovano in scuole di specializzazione in cui la formazione non è ottimale, in cui non hanno la prospettiva di poter acquisire tutte le competenze che la legge 402 del 2017 impone, in cui non si sentono apprezzati come medici ma come "tappabuchi" svolgendo mansioni non opportune e al limite della legge, vedono questa norma come un riscatto, un modo per risolvere le loro carenze formative, un modo per potersi formare davvero. Questa volontà di "fuggire" non è altro che il palesarsi non solo di una sconfitta dell'attuale impianto di formazione medica, ma della urgente necessita di riformarlo”.
“A nostro avviso – rilevano – , occorre una riforma delle specializzazioni in cui lo specializzando non deve essere più considerato "uno studente" ma un professionista lavoratore che si forma negli ospedali non universitari del territorio accreditati, che è seguito da professionisti medici accreditati, che può permettersi di "sporcarsi" le mani senza la paura di commettere errori e correre rischi legali, che non venga usato solo per compilare schede di dimissioni ospedaliere ma che possa scegliere di poter effettuare la convenzione esterna nella struttura italiana o estera che preferisce senza la paura di un diniego, che abbia tutte le prerogative di un lavoratore come le ferie, le malattie e il congedo di maternità, paternità e lutto grave”.
“Alla domanda "mandereste uno specializzando del terzo anno a lavorare in corsia abbandonato a se stesso"? La nostra risposta è no – concludono -, ma vorremmo che lo specializzando possa entrare nel mondo del lavoro sostenendo già i concorsi al terzo anno di specializzazione ma che provenga da un percorso di formazione-lavoro che non mortifichi la figura del medico-chirurgo”.
18 Dicembre 2019
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