Mieloma multiplo. Ripartire dai bisogni del paziente per la gestione integrata della malattia

Mieloma multiplo. Ripartire dai bisogni del paziente per la gestione integrata della malattia

Mieloma multiplo. Ripartire dai bisogni del paziente per la gestione integrata della malattia
Il disease management quale strumento per il monitoraggio delle risorse sanitarie è diventato una realtà che va perseguita e implementata, mettendo al centro la collaborazione tra le diverse professionalità. Se ne è parlato a Genova, al congresso della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera.

Partire dal paziente per migliorare il suo percorso di cura e ottimizzare le risorse.
È questa l’intuizione del progetto rEMMaP (Evolution of Multiple Myeloma Pathway), progetto realizzato in cinque ospedali italiani che mira, attraverso interviste al personale sanitario e raccolta feedback dei pazienti, a comparare i percorsi reali con quelli ideali, individuando le aree di best practice e quelle di ottimizzazione. Il progetto ha come focus il mieloma multiplo ma è potenzialmente estendibile a qualunque patologia ematologica, andando a lavorare sulla gestione integrata della malattia.
 
Se ne è parlato durante il simposio promosso da Celgene “Il disease management nell’evoluzione dei percorsi di cura” al congresso SIFO di Genova, dove è stato affrontato anche l’importante nodo della collaborazione non solo tra pazienti e medici, ma anche tra ospedali e farmacie.
 
Durante l’incontro, la Presidente SIFO Simona Serao Creazzola ha ribadito quanto la professionalità sia importante nella gestione integrata della malattia. “Il farmacista ospedaliero è sempre più centrale nelle dimensioni della programmazione, dell’organizzazione e della clinica – ha ribadito Serao Creazzola – Dobbiamo esserne consapevoli e riconoscere che siamo un punto di riferimento per il cittadino, che si rivolge a noi per avere informazioni sul corretto uso di un farmaco o di un device, per sostenerlo nella gestione di possibili reazioni avverse di terapie importanti e per aumentare l’aderenza terapeutica”.
 
Sul progetto rEMMaP Felicetto Ferrara, Direttore dell’Ematologia dell’ospedale Cardarelli di Napoli, uno dei cinque centri coinvolti nel progetto, ha affermato: “Ci troviamo in una fase iniziale di implementazione ma abbiamo già visto i primi risultati. Tra i vantaggi registrati la maggior attenzione verso il paziente e i suoi bisogni, l’abbreviamento dei tempi per la diagnostica e il miglioramento dell’aderenza terapeutica. Ovviamente in tutto questo il farmacista ospedaliero, in collaborazione con il clinico, ha un ruolo centrale”.
 
Andrea Marinozzi, Dirigente farmacista ospedaliero dell’Aou Riuniti di Ancona, ha evidenziato come si sia compiuto un ulteriore passo nel coinvolgimento del cittadino: “Il paziente non è più al centro del sistema ma è al di sopra, in una posizione in cui può governare e influenzare direttamente il suo percorso di cura”.
 
E per Mattia Altini, direttore sanitario dell’Istituto scientifico Romagnolo per lo Studio e la cura dei Tumori (IRST) “il rischio è parlare sempre di carenza di risorse. In realtà dovremo chiederci se quelle che abbiamo le stiamo utilizzando al meglio. In questo credo che il progetto rEMMaP ci possa aiutare molto a dimensionare l’apporto in base ai bisogni reali”.
 
In merito alla necessità di sperimentare soluzioni nuove, Walter Locatelli, commissario straordinario Alisa, presente all’incontro con un contributo video, ha ribadito come partnership tra pubblico e privato siano non solo possibili ma auspicabili, purché ci siano “criteri e procedure trasparenti, condivise e nell’interesse del paziente”.
 
Dal confronto finale con la platea è emerso come vari professionisti dell’ecosistema sanitario stiano assistendo al passaggio dal disease management al change management e come diventa cruciale rendersi disponibili per lavorare in rete. Le reti, infatti, rappresentano uno dei modelli organizzativi principali per la gestione di sistemi complessi e per le patologie a bassa incidenza. In un contesto in cui anche le patologie ematologiche tendono alla cronicizzazione, diventa sempre più importante spostare la prospettiva dell’assistenza dall’ambito ospedaliero a quello territoriale e domiciliare.
 
Allo stesso tempo, dal dibattito è emerso come il farmacista ospedaliero sia un collante tra le diverse figure professionali. Tra i suoi compiti, infatti, emerge sempre con maggiore importanza la necessità di assicurare l’accessibilità del paziente alla terapia e la sostenibilità del sistema sanitario. Questo si può realizzare grazie a un dialogo puntuale e strutturato fra tutti gli stakeholder, pubblici e privati.

19 Dicembre 2019

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