Lotta al dolore. E’ partito il tour nazionale che formerà gli specialisti 

Lotta al dolore. E’ partito il tour nazionale che formerà gli specialisti 

Lotta al dolore. E’ partito il tour nazionale che formerà gli specialisti 
Ha preso il via questa mattina da Roma il progetto Behta, realizzato da Grunenthal. Un truck sarà presente nelle piazze di 14 città italiane per formare un "esercito di medici" che dovranno riuscire a dare risposte a quei pazienti che accusano dolore, ma anche per informare la gente comune. 

Due cittadini su tre non sanno che esiste in Italia una legge, la numero 38/2010, che disciplina la cura del dolore. Le iniziative, gli sforzi, il lavoro congiunto della comunità scientifica e delle istituzioni, ad oggi, non riescono ancora ad affermare in grandi numeri la lotta al dolore inutile. Ne hanno parlato i massimi specialisti del settore stamane a Roma, a bordo di una sala conferenze viaggiante che in due mesi farà il giro d’Italia, formando specialisti e informando la gente comune.

E’ il Progetto Behta di Grunenthal, un’iniziativa che parte da una delle aziende farmaceutiche che distribuiscono farmaci oppioidi destinati ad alleviare le sofferenze dei malati oncologici.
Un truck in piazza in quattordici città a partire da Roma e luminari del calibro di Guido Fanelli, presidente della Commissione dolore del Ministero della Salute, Marco Spizzichino, direttore dell’Ufficio Cure Palliative dello stesso Ministero, la presidente di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, Francesca Moccia, ed il presidente della Fondazione Isal, William Raffaeli, a dare il via al tour.

Fanelli ha posto l’accento sul valore della formazione, fulcro del Progetto Behta: “Va formato un esercito di medici – ha sottolineato – i primi che devono dare risposte ai pazienti che accusano dolore”. Il tour sostenuto da Grunenthal inquadra, in particolare, il BTcP, Breakthrough cancer pain, dolore episodico intenso, che si sviluppa nei pazienti oncologici già affetti da dolore cronico, con conseguenze devastanti per la qualità della vita. “E’ un tipo di dolore poco conosciuto, che ha un fortissimo impatto sociale – ha evidenziato il presidente della Commissione Cure Palliative – va affrontato con un lavoro intenso di formazione ed educazione. Le risorse per farlo, nonostante la crisi, ci sono, messe a disposizione dalla legge 38”.

In particolare, 2,45 milioni di euro sono stati stanziati in base all’art. 6 della legge, ha precisato Spizzichino, destinati ai progetti di formazione che devono essere sviluppati dalla base, dai centri ospedalieri, e selezionati dalle Regioni: ma ad oggi, a quanto dichiarato dal direttore del Ministero, solo sei Regioni hanno presentato i loro progetti.
Notizie migliori arrivano dai master universitari, che hanno avuto il via libera dal Consiglio superiore della Sanità lo scorso dicembre, e potranno essere operativi, in base all’intesa congiunta con il ministero dell’Università, fin dal prossimo anno accademico, con accesso anche ai medici di famiglia.

Dal Tribunale dei diritti del malato è giunta la testimonianza del grande disorientamento che c’è fra i pazienti e la gente comune sulle cure palliative. “Raccoglieremo i dati nel corso del tour attraverso un questionario strutturato – ha spiegato Francesca Moccia – per fare sempre meglio informazione sui diritti che ha chi soffre, in primo luogo quello di essere creduto, considerato e adeguatamente curato quando afferma di provare dolore”.

“Spesso l’entità delle malattie, tumori e aids, per esempio, è tale da sovrastare il dolore, trasformandolo in un problema secondario – ha concluso il presidente della Fondazione Isal, William Raffaeli – mentre è invece fondamentale ricordare che c’è un processo di cura specifica del dolore e che, in questo, gli oppioidi non sono una maledizione, ma un principio benedetto”. 

12 Aprile 2012

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