HIV. Negli Usa pochi adolescenti a rischio si sottopongono al test

HIV. Negli Usa pochi adolescenti a rischio si sottopongono al test

HIV. Negli Usa pochi adolescenti a rischio si sottopongono al test
La maggior parte dei ragazzi con un rischio più elevato di sviluppare infezione da Hiv non si sottopone al test diagnostico per la malattia. Un dialogo aperto sull’importanza del test e i rischi dell’Hiv tra medico e giovani potrebbe aiutare, secondo un'indagine condotta dai ricercatori della Northwestern University di Chicago e pubblicata sulla rivista Pediatrics

Circa il 14,5% delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti non viene diagnosticato. Fatto preoccupante: questa percentuale aumenta di 3,5 volte tra i giovani di età compresa tra i 13 e i 24 anni e si arriva al 51,4%. Per quale motivo? Uno studio condotto dai ricercatori della Northwestern University di Chicago e pubblicato sulla rivista Pediatrics ha rivelato che meno di un adolescente omosessuale o bisessuale su quattro, di età inferiore ai 18 anni si è sottoposto ad un test per l’Hiv nel corso della propria vita. Tra gli adolescenti che praticano sesso anale, solo uno su tre dichiara di sottoporsi al test.


 


I ricercatori hanno sottoposto 699 adolescenti maschi interessati al sesso con altri maschi a un questionario sulla frequenza a cui effettuavano test per l’Hiv, su informazioni demografiche, sul comportamento sessuale, l’uso del preservativo, informazioni sull’Hiv ricevute a scuola o in famiglia, sulla comunicazione con i dottori a proposito della propria salute sessuale, sulle conoscenze sull’Hiv e sui comportamenti a rischio. Ne è emerso che il 23% dei partecipanti si era sottoposto ad esami per l’Hiv, un tasso che aumenta con l’età ed è naturalmente correlato al fatto di aver vissuto esperienze sessuali. 


 


Nonostante il fatto che la maggior parte dei partecipanti abbia consultato un medico di fiducia con regolarità, gli argomenti più delicati, come l’orientamento sessuale e i test per malattie sessualmente trasmissibili, sono stati affrontati dal 20-30% circa dei partecipanti al sondaggio. I ricercatori osservano come il fatto di poter parlare con i propri genitori di sesso e prevenzione, di sapere cosa sia l’Hiv e come si trasmette, di sapere di poter fare il test e quanto questo sia importante, aumenta la probabilità che i ragazzi si sottopongano agli esami. Anche il rapporto con i medici svolge un ruolo importante: il 75% dei partecipanti che hanno parlato con il proprio medico si è sottoposto al test, contro il 10% di coloro che non hanno mai parlato di HIV e test con il proprio medico.


 


“I medici, in particolare i pediatri, devono avere conversazioni più schiette e aperte con i loro pazienti adolescenti maschi, che includano informazioni dettagliate sulla storia sessuale e una discussione sull’orientamento sessuale. Idealmente la conversazione dovrebbe essere privata e svolta in assenza dei genitori”, ha sottolineato Brian Mustanski, autore senior dello studio e direttore dell’Institute for Sexual and Gender Minority Health and Wellbeing (ISGMH) presso la Northwestern University.


 


Dei semplici cambiamenti nella pratica pediatrica possono facilitare importanti discussioni che potrebbero migliorare i test tra adolescenti omosessuali, bisessuali o indecisi, secondo Mustanski. I medici possono far capire ai giovani che il loro ufficio è uno spazio sicuro per discutere di sessualità, rafforzare la riservatezza chiedendo ai genitori di lasciare la stanza quando si parla della storia del paziente.


 


C.d.F

11 Febbraio 2020

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