Bianco (Fnomceo). Vaccino influenza: “I medici non sono, di per sé, una categoria a rischio””
Il problema secondo il presidente è infatti la preoccupazione, infondata,della popolazione rispetto ai vaccini: “Un problema che deriva in parte anche da tutte le polemiche che sorsero ai tempi della pandemia influenzale di H1N1 nel 2009. A quel tempo non si riuscì a placare completamente e tempestivamente le preoccupazioni dei cittadini, tanto che alla fine l’opinione pubblica mise quasi in discussione l’utilità dell’immunizzazione. Quello che bisognerebbe rimarcare oggi, invece, è che i vaccini sono uno strumento che ha dimostrato in numerosissimi studi internazionali condotti su milioni di individui di portare benefici alla salute pubblica. Una corretta campagna informativa, ad esempio, dovrebbe chiarificare quali sono i costi e i benefici dell’immunizzazione della popolazione”.
E soprattutto dare informazioni giuste. “Bisogna spiegare che i vaccini sono utili soprattutto nelle categorie a rischio, per prevenire l’aggravamento e le complicazioni dovute alle malattie. Dunque è importante soprattutto raggiungere le coperture per questi gruppi di persone”, ha spiegato ancora Bianco. “Per questo non sono comparabili i dati relativi a questi pazienti – come per esempio quelli dei bassi livelli di copertura tra gli over 65, che sono veramente preoccupanti – con i risultati che si ottengono nella popolazione normale".
E gli operatori sanitari che si vaccinano contro l'influenza solo nel 15% dei casi? "A me questo dato non sembra così terribile, in realtà. A volte si fa questo errore, ad esempio – spiega Bianco – proprio nel caso del vaccino antinfluenzale. Si tende a paragonare i dati delle categorie a rischio con quelli della popolazione di età media o degli operatori sanitari, ma le sfere di pericolosità sono diverse: un conto è il pericolo che corrono i medici e infermieri o comunque le persone in età lavorativa e in generale in buona salute, diverso quello della popolazione anziana, che deve vaccinarsi perché questo diminuisce i rischi di esiti più gravi o addirittura letali. E' proprio questo il concetto di ‘categoria a rischio’ di cui spesso si parla”, ha aggiunto il presidente FNOMCeO. "La situazione può essere leggermente diversa quando sono in atto pandemie, e allora si può tentare di aumentare la copertura vaccinale anche per la popolazione che non presenta fattori di rischio, ma in condizioni normali è difficile pensare che tutti gli infermieri e le infermiere di 30 anni e in perfetta salute si vaccinino. Il discorso cambia con gli operatori sanitari ultrasessantacinquenni, ma in quel caso la raccomandazione è esattamente la stesso che per gli altri italiani over 65: il vaccino rimane consigliata, perché la categoria è a rischio".
Dunque il messaggio è chiaro: bisogna migliorare la comunicazione e l’educazione alla prevenzione. Ma non solo, uno sforzo va fatto anche a livello istituzionale: “Ci sono altre due cose che mi sento di rimarcare in questo ambito. Una è che bisogna migliorare l’accessibilità ai vaccini, rendendoli disponibili al momento giusto, per tempo, e soprattutto a costi contenuti cosicché tutti possano disporne”, ha aggiunto Bianco. “In secondo luogo la copertura vaccinale va resa omogenea a livello nazionale. In questo momento la situazione è a macchia di leopardo, esattamente come nel resto dell’offerta sanitaria. Ci sono posti in cui funziona bene e altri in cui funziona meno bene: uno degli obiettivi deve essere quello che tutti i cittadini abbiano accesso allo stesso tipo di offerta di alto livello”.
Laura Berardi
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21 Aprile 2012
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