Tumori neuroendocrini: nuovi farmaci e approccio integrato per batterli

Tumori neuroendocrini: nuovi farmaci e approccio integrato per batterli

Tumori neuroendocrini: nuovi farmaci e approccio integrato per batterli
Colpiscono 1200 persone l’anno in Italia e la loro incidenza è in continua crescita. Un convegno a Milano lancia un appello per aumentare la sensibilità degli addetti ai lavori

Rari, aggressivi e in continuo aumento. Questi i segni particolari dei tumori neuroendocrini la cui incidenza negli ultimi dieci anni è cresciuta del 2% arrivando a colpire oltre 1200 persone l’anno in Italia.
A essi è dedicato il convegno internazionale “Tumori endocrini toracici e digestivi” in corso al Centro di Riferimento per lo Studio e la Cura dei Carcinoidi e dei Tumori Neuroendocrini presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
“È ancora molto difficile riconoscere un malato con tumore neuroendocrino – ha commentato Emilio Bajetta, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’ Istituto Nazionale dei Tumori – e la non individuazione è spesso determinata, all’esordio, dall’assenza di adeguate strutture di anatomia patologica. Il convegno rappresenta l’occasione per lanciare un appello per aumentare la sensibilità degli ‘addetti ai lavori’, in primis gli anatomo-patologi e i clinici. Solo così sarà possibile segnare un decisivo passo in avanti a favore di questi pazienti che fino a oggi sono trattati in maniera eterogenea e spesso inadeguata perché colpiti da una patologia rara”.
I tumori neuroendocrini, la cui causa è ancora sconosciuta, colpiscono con maggior frequenza gli uomini. Si registrano casi in ogni fascia d’età ma soprattutto tra i 50 e i 60 anni. Possono presentarsi in ogni sede dell’organismo, ma sono più frequenti nel tratto gastroenteropancreatico. “La grande sfida per questi pazienti – ha proseguito Bajetta – è rappresentata dai nuovi trattamenti, perché trattandosi di una patologia rara non è possibile condurre studi che coinvolgano molti casi. Oggi sono disponibili strategie terapeutiche che permettono, se gestite in maniera adeguata e con un approccio integrato, di assicurare al malato una lunga sopravvivenza con un buona qualità della vita. In particolare, octreotide nella formulazione a rilascio ritardato ha dimostrato di essere efficace nei carcinomi neuroendocrini ben differenziati”.
La dimostrazione è arrivata dallo studio clinico Promid presentato nel corso del convegno. I pazienti trattati con octreotide hanno mostrato una riduzione del 66% del rischio di progressione della malattia rispetto ai pazienti trattati con placebo. Il tempo mediano libero da progressione di malattia nei pazienti trattati con octreotide è stato di 14,3 mesi rispetto a 6 mesi nel gruppo di pazienti trattati con placebo.
“I tumori neuroendocrini – ha concluso Bajetta – possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente e spesso divengono metastatici prima di diventare sintomatici. I sintomi stessi possono facilmente venire mal interpretati. Una corretta identificazione richiede un approccio integrato polispecialistico e polifunzionale che unisca le competenze dell’anatomo-patologo, del radiologo, del medico nucleare, dell’endoscopista, dell’oncologo, del chirurgo, dell’endocrinologo e del gastroenterologo”.  

07 Maggio 2010

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