Coronavirus. “Se l’emergenza continua costretti a selezionare l’accesso alla terapia intensiva per età e in base alla maggiore speranza di vita”. Documento degli anestesisti-rianimatori

Coronavirus. “Se l’emergenza continua costretti a selezionare l’accesso alla terapia intensiva per età e in base alla maggiore speranza di vita”. Documento degli anestesisti-rianimatori

Coronavirus. “Se l’emergenza continua costretti a selezionare l’accesso alla terapia intensiva per età e in base alla maggiore speranza di vita”. Documento degli anestesisti-rianimatori
Tutto messo nero su bianco in 15 Raccomandazioni elaborate dalla Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva per la quale siamo sostanzialmente in una situazione paragonabile a quella della ‘medicina delle catastrofi’. “È uno scenario in cui potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate”. IL DOCUMENTO

A fronte dell’attuale epidemia di nuovo Coronavirus e delle previsioni che “stimano per le prossime settimane, in molti centri, un aumento dei casi di insufficienza respiratoria acuta (con necessità di ricovero in Terapia Intensiva) di tale entità da determinare un enorme squilibrio tra le necessità cliniche reali della popolazione e la disponibilità effettiva di risorse intensive”,  potrebbe “rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in TI e non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”.
 
E ancora, “in uno scenario di saturazione totale delle risorse intensive, decidere di mantenere un criterio di “first come, first served” equivarrebbe comunque a scegliere di non curare gli eventuali pazienti successivi che rimarrebbero esclusi dalla Terapia Intensiva”.
 
A scriverlo è la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) in un documento diffuso oggi dal titolo: “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”.
 
In tutto 15 raccomandazioni – che comprendono ambiti differenti, dalla flessibilità dei criteri alla gestione delle comorbidità, dalla presenza di dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) all'inappropriatezza dei trattamenti – che la Siaarti ha deciso di rendere note “integralmente e senza alcuna restrizione, pur essendo indirizzate a colleghi ed esperti”.
 
“Come Siaarti – si legge in una nota – crediamo sia importante ed essenziale in un momento così drammatico come quello che stiamo attraversando a causa del COVID-19, offrire un supporto professionale e scientifico autorevole a chi è costretto dagli eventi quotidiani a prendere decisioni a volte difficili e dolorose”.
 
Per la Siaarti, la situazione che stiamo vivendo “è sostanzialmente assimilabile all’ambito della ‘medicina delle catastrofi’, per la quale la riflessione etica ha elaborato nel tempo molte concrete indicazioni per i medici e gli infermieri impegnati in scelte difficili”.
 
“È uno scenario – sottolinea ancora la Società scientifica – in cui potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate”.
 
“In una situazione così complessa – sottolinea ancora la Siaarti – ogni medico può trovarsi a dover prendere in breve tempo decisioni laceranti da un punto di vista etico oltre che clinico: quali pazienti sottoporre a trattamenti intensivi quando le risorse non sono sufficienti per tutti i pazienti che arrivano, non tutti con le stesse chance di ripresa (leggasi: posti con speciali caratteristiche ,disponibili in aree che non possono essere ampliate in breve tempo, al netto che il loro numero possa essere al momento supportato da Sale Operatorie “convertite” bloccando l’attività chirurgica…)”.
 
Nel Documento si privilegia la “maggiore speranza di vita”, “questo comporta – sottolineano gli anestesisti rianimatori – di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo “first come, first served”.
 
Anche se le Raccomandazioni tengono a sottolineare che l’applicazione di criteri di razionamento “è giustificabile soltanto dopo che da parte di tutti i soggetti coinvolti sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, posti letto di Cure Intensive) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri di cura con maggiore disponibilità di risorse”.
 
“Le Raccomandazioni – puntualizza la Siaarti –  sono frutto di un lavoro collegiale che mette a fattor comune la normativa nazionale, le esperienze e i riferimenti scientifici, clinici e assistenziali nazionali e internazionali, profondamente intrecciati con le riflessioni dell'etica in situazioni emergenziali”.
 
“Siamo consapevoli – scrivono ancora gli anestesisti-rianimatori – che affrontare questo tema può essere moralmente ed emotivamente difficile” e che “come Società Scientifica avremmo potuto (tacendo) affidare tutto al buon senso, alla sensibilità e all’esperienza del singolo AR, oppure tentare, come abbiamo scelto di fare, di illuminarne il processo decisionale con questo piccolo supporto che potrebbe contribuire a ridurne l’ansia, lo stress e soprattutto il senso di solitudine. Oltre a rappresentare per il paziente una tutela in termini di limitazione dell’arbitrarietà delle scelte del team curante”.
 
Ma “non è la Siaarti, con questo Documento di Raccomandazioni, a proporre di trattare alcuni pazienti e di limitare i trattamenti su altri. Al contrario – conclude la Società scientifica – sono gli eventi emergenziali che stanno costringendo gli anestesisti-rianimatori a focalizzare l’attenzione sull’appropriatezza dei trattamenti verso chi ne può trarre maggiore beneficio, laddove le risorse non sono sufficienti per tutti pazienti”.

07 Marzo 2020

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