Coronavirus. Anaao scrive a Conte e Speranza: “Modificare norma che sospende quarantena per sanitari potenzialmente infetti”

Coronavirus. Anaao scrive a Conte e Speranza: “Modificare norma che sospende quarantena per sanitari potenzialmente infetti”

Coronavirus. Anaao scrive a Conte e Speranza: “Modificare norma che sospende quarantena per sanitari potenzialmente infetti”
Il riferimento del sindacato dei medici e dirigenti sanitari è all'articolo 7 del decreto legge del 9 marzo scorso che dispone che i sanitari esposti a pazienti COVID-19 non siano più posti in quarantena, ma continuino a lavorare anche se potenzialmente infetti e che la sospensione dal lavoro sia prevista solo se sintomatici o positivi. 

L'Anaao Assomed ha appena inviato una lettera aperta al presidnete del Consigio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza per chiedere di cancellare la norma inserita nel decreto legge Coronavirus di qualche giorno fa dove si prevede la "quarantena" per il personale sanitario venuto in contatto con casi confermati di malattia infettiva diffusiva al nuovo Coronavirus solo in caso di sintomatologia respiratoria o test positivo. Ecco il testo della lettera:
 
"L’art.7 del Decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14 dispone che i sanitari esposti a pazienti COVID-19 non siano più posti in quarantena, ma continuino a lavorare anche se potenzialmente infetti. La sospensione dal lavoro è prevista solo se sintomatici o positivi.
 
L'Anaao Assomed non può esimersi dall’esprimere il più assoluto dissenso rispetto ai contenuti dell’art. 7, e a tal proposito sta presentando opportuni emendamenti in sede parlamentare. Il dissenso è legato al notevole aumento del rischio clinico, per il lavoratore e per i pazienti, data la grave e persistente carenza di DPI, di tamponi e il colpevole ritardo nell’eseguire e processare gli stessi.
 
Affinchè le ASL/ASO mettano in sicurezza tutti gli operatori impegnati in prima linea (Emergenza/Urgenza, Terapie intensive, Malattie infettive, Pneumologia, etc) è necessario:
– Che essi siano forniti di adeguati DPI (in particolare maschere FFP2, guanti, visiere e sovracamici), in quanto all’interno delle Strutture Sanitarie oramai non è più possibile discernere chi è stato esposto da chi no. I medici e gli infermieri potrebbero diventare fonte loro stessi di infezione, per cui negli altri setting deve essere obbligatorio indossare mascherine chirurgiche, guanti e visiere.
 
– Che il medico preposto a procedure di generazione di aerosol sia tutelato con maschere FFP3, come da linee guida scientifiche internazionali.
 
– Che venga abolito immediatamente il divieto, che alcune ASL/ASO hanno imposto, di indossare le mascherine negli spazi comuni e venga altresì imposto, perlomeno negli spazi comuni dei reparti.
 
– Che il personale esposto si sottoponga obbligatoriamente a tampone, eventualmente dopo 72 ore di isolamento fiduciario, e che il risultato sia prontamente disponibile (5-7 ore). Il ritardo sia nell’esecuzione che nella processazione del tampone ha risvolti colposi, poiché favorisce il contagio.
 
In caso contrario, alla luce delle ulteriori misure restrittive decise dal Governo, i Presidi Ospedalieri diventeranno l’unica area di contagio del paese, anziché di cura.
 
Non possiamo non richiamare l’attenzione di tutte le Autorità e dei Cittadini sull’impressionante numero di operatori contagiati, in particolare in Lombardia.
 
Di fronte a questo fenomeno che costringe molti reparti a chiudere, si impone una riflessione seria sul fatto che qualcosa non ha funzionato nella protezione del personale.
 
È illogico, infatti, proteggere ad un basso livello il personale sanitario esistente, già formato e con esperienza, e poi fare i bandi di assunzione urgenti di nuovo personale neo laureato ed inesperto.
 
È illogica la corsa forsennata ad acquistare respiratori se poi ci si troverà senza personale per assistere i pazienti, magari con molti dei nuovi respiratori occupati da personale sanitario infettato o con grave quadro clinico.
 
Ogni sforzo economico, ogni iniziativa deve essere messa in campo per proteggere il personale sanitario dall’infezione da Sars-CoV-2, perché rappresenta la risorsa più preziosa per combattere l’epidemia e per garantire l’accesso alle cure dei malati Covid-19 e le loro possibilità di sopravvivenza".

13 Marzo 2020

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