Coronavirus. Ecco come gli psicologi posso aiutare gli operatori sanitari

Coronavirus. Ecco come gli psicologi posso aiutare gli operatori sanitari

Coronavirus. Ecco come gli psicologi posso aiutare gli operatori sanitari

Gentile Direttore,
gli operatori sanitari giustamente non amano definirsi eroi ma stanno dando prova, anche qui a Napoli, al Cotugno come altrove, di straordinarie capacità.  Attraverso le telefonate di sostegno psicologico ai pazienti Covid, l’apprezzamento per i medici, gli infermieri e gli operatori in genere è praticamente unanime.
 
Per quello che riguarda il Cotugno è interessante notare come le competenze relazionali dei miei colleghi siano state acquisite sul campo. Infatti, occupandosi di malattie infettive, l’ospedale è sempre stato un presidio di accoglienza, aperto anche a lavorare con pazienti con doppia e tripla diagnosi, con situazioni di marginalità sociale e “fragilità”. E anche questo sta facendo la differenza.
 
Tuttavia, è indubbio che il carico emotivo sia molto pesante. Oltre al superlavoro e allo stress legato anche al decesso di alcuni pazienti, c’è un ulteriore carico di tensione: la paura di poter essere portatori del disagio nella propria famiglia, con i propri figli o genitori. Questo rende impossibile rilassarsi. Vivono una sorta di dicotomia: sono percepiti eroi, c’è grande sostegno e solidarietà nei loro confronti da parte della collettività, e questa è di grandissima importanza per il loro benessere, ma c’è anche sempre il timore di poter essere potenziali infettori.
E’ uno dei tanti paradossi di questa situazione.
 
Anche per gli operatori è molto importante non avere vergogna delle proprie reazioni. Si tratta di una situazione nuova e di emergenza: è ovvio che le nostre reazioni emotive siano straordinarie e che non sono quelle a cui noi stessi siamo abituati.
 
Quello che gli psicologi possono fare è innanzitutto ascoltare. E’ molto importante il condividere le proprie emozioni, cose che a volte per gli operatori sanitari è difficile fare anche nel proprio ambito familiare, per timore di caricare emotivamente gli altri.
 
Noi chiariamo che le emozioni non sono un’interferenza negativa. Anzi, sono ciò che ci differenziano dai computer e dalle macchine. Un medico, un infermiere che prova emozioni è infinitamente un operatore migliore. E’ evidente che queste emozioni a volte sono dolorose e ci fanno soffrire. Ma non è possibile, anzi sarebbe sbagliato eliminarle. Il nostro compito è dare un senso alle emozioni, aiutare ad elaborarle. Ad esempio, aiutando ad accettare i nostri limiti, enfatizzando le risorse e l’impegno, e combattere i sensi di colpa eccessivi o fuoriluogo perché in natura nulla esiste di perfetto.
 
Tra le reazioni più riferite quella più comune è la difficoltà ad addormentarsi o ad avere un sonno prolungato. Lo stato di tensione è tale che non si riesce mai a staccare dai propri impegni professionali. Vi è poi anche una difficoltà a concentrarsi su altro, per cui si induce in attività poco impegnative. Per alcuni, persino la lettura diventa difficile.
 
Sono nate molte iniziative di sostegno psicologico telefonico, da istituzioni pubbliche e private. Abbiamo pensato che la cosa migliore in questo momento fosse creare sinergie ed è nata una collaborazione tra la Croce Rossa di Napoli, che ha una competenza specifica anche nella psicologia dell’emergenza e il Cotugno, che è in prima fila nella lotta al Covid.
 
Al numero telefonico della CRI 370-3160222 possono rivolgersi sia cittadini che volontari ed operatori sanitari. Psicologi della Croce Rossa e del Cotugno forniscono informazioni, consigli, suggerimenti.
 
A prescindere dalla presenza dello psicologo, nei team che funzionano sono già previsti momenti di condivisione collettiva, che servono moltissimo a fare “squadra” ed a stemperare le tensioni, mentre nei team dove la competenza comunicativa è minore gli incontri di gruppo diventano più spesso occasioni unicamente di conflitto.
 
Così come è ovvio che il contributo della psicologia non deve limitarsi all’ascolto individuale o collettivo, in quanto sappiamo quanto il benessere psicologico dipenda innanzitutto da scelte di carattere organizzativo e bisogna riconoscere che finora la psicologia ha avuto scarsa voce in capitolo. Ed è altrettanto ovvio che le iniziative riguardanti la nostra disciplina non possono essere improvvisate. Proprio ora che vi è una grande attenzione mediatica al benessere psicologico, occorre dare risposte concrete e con visione sistemica.

Alberto Vito
Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Psicologia Clinica dell’A. Ospedale dei Colli (Monaldi-Cotugno-CTO)

09 Aprile 2020

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