“In molti mi hanno chiesto perché ho scritto una lettera aperta. Perché quando si scrive, si ricevono lettere di risposta. Questa è una delle tante che ricevo e ho chiesto il permesso di pubblicarla. Colgo l’occasione per ringraziare anche tutte le famiglie che aspettano a casa gli operatori sanitari condividendo, in silenzio, la loro dedizione e le loro preoccupazioni. E ringrazio anche voi che leggete, con il cuore”. È quanto scrive su facebook il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri che ha voluto condividere con i suoi follower una lettera inviatagli da un medico di un Dipartimento di Emergenza.
Ecco qui di seguito il testo integrale:
"In questi giorni sento spesso parlare degli operatori sanitari in termini di “angeli”, “missionari”, ecc.
Vorrei dire con forza che non siamo e non ci sentiamo né gli uni né gli altri. Lavoro nel Dipartimento di Emergenza e quindi vorrei parlare in particolare di questa realtà.
Siamo persone che abbiamo scelto questo lavoro perché ci piace. L’emergenza è bella perché ti pone continuamente di fronte alla novità, all’imprevisto. E’ bella perché spesso riesci a ridare la vita a chi l’aveva persa. E’ stimolante e nonostante le mille difficoltà nelle quali lavoriamo, a noi piace e la gran parte degli operatori che ci lavora non vorrebbe cambiare, nonostante tutto.
Ma non siamo “angeli”, “missionari” o quant’altro. Siamo lavoratori, siamo pagati, forse poco, ma siamo pagati. Missionario è chi abbandona tutto per amore del prossimo e non guarda allo stipendio.
Noi no, noi vogliamo essere pagati, magari qualcosa di più, e quando non siamo soddisfatti della nostra situazione continuiamo, ci lamentiamo, ma continuiamo a lavorare perché è giusto che sia così.
Ma siamo gli stessi che non più di due mesi e mezzo fa venivano insultati, aggrediti e perfino percossi giornalmente, e le cronache sono piene di questi episodi.
Allora come stanno le cose? Ieri “Demoni” da ingiuriare e perfino percuotere oggi “Angeli” da osannare.
No, non ci stiamo.
Non chiamateci oggi “Angeli”, ma non vi dimenticate di noi quando tutto sarà finito. Quando torneremo negli inverni ordinari; quando l’influenza stagionale mieterà forse meno vittime tra i nostri anziani e non solo, grazie alla vaccinazione, ma nell’indifferenza generale. Quando i Pronto Soccorso saranno pieni di barelle e per questo saremo aggrediti e percossi da chi pretende una sistemazione più dignitosa per i loro cari.
A voi che oggi ci applaudite alle 18 e ci chiamate “Angeli” chiediamo di ricordarvi il prossimo inverno, quando tutto questo sarà finito e torneremo nel “caos” ordinario, che se il vostro parente attende una visita o un posto letto in una situazione sicuramente disagevole non è per nostra colpa.
Insomma sento spesso dire tutto finirà e ne sono certo, spero solo che il sacrificio di tanti colleghi oggi portato alle cronache in prima pagina possa servire a cambiare politiche sanitarie ma soprattutto la considerazione nei nostri confronti: non “Angeli” oggi, ma onesti lavoratori che cercano di svolgere il loro lavoro nel miglior modo possibile con gli strumenti che vengono loro messi a disposizione ma nemmeno “Demoni” da maltrattare domani."
Un operatore del Dipartimento di Emergenza