Ictus ischemico infrequente nel Covid-19

Ictus ischemico infrequente nel Covid-19

Ictus ischemico infrequente nel Covid-19
Ad osservarlo sono stati alcuni specialisti dell’area metropolitana di New York. Il team ha confrontato le caratteristiche cliniche dei pazienti vittime di un ictus e con una diagnosi concomitante di Covid-19 con quelle di pazienti colpiti da ictus ma senza Covid-19 e quelle di pazienti con ictus dimessi prima dell’inizio dell’attuale pandemia. Nel complesso, solo 32 dei 3.556 pazienti (0,9%) ricoverati con Covid-19 presentavano un ictus ischemico dimostrato radiologicamente

(Reuters Health) – Secondo un’analisi condotta dalla New York University School of Medicine, l’ictus ischemico sarebbe poco frequente nei pazienti ricoverati con COVID-19.
 
“Anche se questo risultato è rassicurante, non si dovrebbero sottovalutare gli ictus che colpiscono pazienti con infezione da COVID-19, poiché è stata osservata una maggiore gravità rispetto a quelli che si manifestano in pazienti che non hanno il virus”, dice Shadi Yaghi, autore principale dello studio.
Sono state segnalate varie complicazioni tromboemboliche in associazione all’infezione da SARS-CoV-2, ma sono disponibili pochi dati sulle caratteristiche cliniche, il meccanismo dell’ictus e gli esiti nei pazienti colpiti da ictus e COVID-19.

Lo studio.
Yaghi e colleghi, provenienti da tre centri comprensivi per la cura dell’ictus situati nell’area metropolitana di New York, hanno confrontato le caratteristiche cliniche dei pazienti vittime di un ictus e con una diagnosi concomitante di COVID-19 con quelle di pazienti colpiti da ictus ma senza COVID-19 (controlli contemporanei) e quelle di pazienti con ictus dimessi prima dell’inizio dell’attuale pandemia (controlli storici).
 
Nel complesso, 32 dei 3.556 pazienti (0,9%) ricoverati con COVID-19 presentavano un ictus ischemico dimostrato radiologicamente. L’ictus era la ragione principale di ricovero nel 43,8% di questi pazienti, mentre i sintomi di COVID-19 erano il motivo di ricovero per la percentuale restante.

L’età media dei pazienti era di 62,5 anni (range, 52-69,25 anni) e per la maggior parte erano di sesso maschile (71,9%), caucasici (70,0%) e colpiti da un ictus criptogenico (65,6% vs 34,4% con ictus embolico di origine indeterminata).

Il rilevamento dell’ictus avveniva in media 10 giorni dopo la comparsa dei primi sintomi di COVID-19 (range 5-16,5 giorni).
All’ultimo follow-up, 26 pazienti (l’81,3% dei pazienti colpiti da ictus) soddisfacevano i criteri per malattia grave e 24 (il 75%) erano deceduti o erano in condizioni critiche.
 
I pazienti colpiti da ictus con COVID-19 avevano significativamente più probabilità dei controlli contemporanei di avere un sottotipo di ictus criptogenico (rispettivamente, 65,6% vs 30,4%) e una maggiore mortalità ospedaliera (rispettivamente 63,6% vs 9,3%).
Dei controlli storici, il 25% ha avuto un ictus criptogenico e il 6,3% è deceduto.
 
I pazienti con COVID-19 e ictus presentavano anche punteggi significativamente più elevati sulla NIH Stroke Scale rispetto ai controlli contemporanei o storici. Anche dopo l’aggiustamento per tali punteggi, i soggetti con ictus e COVID-19 avevano probabilità 65 volte e 40 volte più elevate di mortalità ospedaliera rispetto ai controlli contemporanei e storici.

“Similmente ad altri studi, il nostro indica che l’ictus è una delle complicanze neurologiche che possono manifestarsi in pazienti con infezione da COVID-19”, osserva Yaghi. “Ciò sottolinea l’importanza delle valutazioni neurologiche per rilevare un ictus e altre complicanze neurologiche che possono sorgere in pazienti con infezione da COVID-19. Ciò è particolarmente importante perché il rilevamento precoce e il trattamento dell’ictus contribuiscono a ridurre la disabilità funzionale”.

“Le persone che pensano di avere un ictus devono comunque chiamare un’ambulanza o recarsi in ospedale il prima possibile”, ha detto. “Anche se i pazienti con sospetto ictus potrebbero essere ansiosi nel recarsi in ospedale per il possibile rischio di infezione da COVID-19, i medici che si occupano di ictus sono comunque in grado di fornire trattamenti urgenti efficaci (trombolisi e trombectomia). Tuttavia, questi trattamenti devono essere effettuati il prima possibile, quindi i pazienti non dovrebbero posticipare la ricerca di aiuto”.

Fonte: Stroke
 
Will Boggs
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs

28 Maggio 2020

© Riproduzione riservata

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