Rsa. La proposta Spi-Cgil Roma e Lazio: “Aprirne almeno 20 pubbliche, con 1.000 posti letto”

Rsa. La proposta Spi-Cgil Roma e Lazio: “Aprirne almeno 20 pubbliche, con 1.000 posti letto”

Rsa. La proposta Spi-Cgil Roma e Lazio: “Aprirne almeno 20 pubbliche, con 1.000 posti letto”
"L’obiettivo è quello di ripensare i fabbisogni regionali figli di una inadeguata cultura custodialistica, raccordandoli a scelte forti di assistenza residenziale diversa, aprire Rsa pubbliche che si integrino con i servizi di assistenza domiciliare, sulla base di principi e con requisiti diversi da far valere anche per le Rsa accreditate, in tal senso riorganizzate". Questa la proposta avanzata in un documento da Spi-Cgil Roma e Lazio. IL DOCUMENTO

"Attualmente la gestione delle Rsa è prevalentemente in mano ad una serie di soggetti privati anche se esiste qualche caso di Rsa gestita da associazioni (Assohandicap Onlus di Marino), da altre istituzioni (es. Casa di riposo della comunità ebraica di Roma) e da religiosi (es. Ancelle francescane del Buon Pastore, Don Gnocchi, ecc.). La spesa per le Rsa sostenuta complessivamente dalla Regione Lazio nel 2018 è molto elevata ammontando ad € 140.186.000 annui. Nuovi posti aggiuntivi di Rsa con una spesa di 47 mln di euro nel triennio 2019-2021 alla fine sono andati ancora una volta ai gruppi privati accreditati per le Rsa".
 
Così Spi-Cgil Roma e Lazio descrive l'attuale situazione nella Regione Lazio e, in un documento articolato, lancia la proposta di "aprire nelle dieci Asl 20 Rsa pubbliche: in media due per ogni Asl. Per un totale di 1000 posti".
 
Il sindacato spiega come l'obiettibo sia quello di "ripensare i fabbisogni regionali figli di una inadeguata cultura custodialistica, raccordandoli a scelte forti di assistenza residenziale diversa, aprire Rsa pubbliche che si integrino con i servizi di assistenza domiciliare, sulla base di principi e con requisiti diversi da far valere anche per le Rsa accreditate, in tal senso riorganizzate".
 
E ancora, "l’obiettivo oggi è quello di realizzare una estesa rete socioassistenziale a diversa intensità assistenziale articolata nelle diverse forme di domiciliarità (cohousing, abitazioni per coppie, case-famiglia ecc.) per quegli anziani fragili che non hanno bisogno di accedere a una Rsa del Ssr".
 
Ed ecco come poterlo fare. "Vi è necessità di coprire le aree carenti cercando di utilizzare immobili pubblici preesistenti abbandonati o utilizzati solo in minima parte. La scelta, anche finanziariamente sostenibile, prioritariamente è orientata verso gli ospedali dismessi: edifici spesso molto antichi situati nei centri storici. La regione Lazio già con il DCA U00039/2012 aveva disposto l’avvio delle procedure per il riutilizzo delle strutture ospedaliere dismesse".
 
Quanto poi a Roma, "è possibile il recupero di immobili abbandonati (facendo riferimento all’art. 42 della Costituzione) per cui nel caso di immobili abbandonati questi potrebbero essere iscritti al patrimonio comunale senza possibilità di indennizzo per il privato". Infine, "Infine un’altra via è quella dell’utilizzo dei beni confiscati alla malavita organizzata previsto dalla legge 109/1996".
 
Passando poi alla stima dei costi, "Il costo complessivo dovrebbe essere molto contenuto ed essere in pareggio in base alle tariffe vigenti ed inferiore al costo dei ricoveri presso Rsa accreditate (che pure applicano un contratto di lavoro meno gratificante per gli operatori)", conclude il sindacato.

13 Luglio 2020

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