Infermieri. Nursing up proclama lo stato di agitazione. In piazza a Roma il 15 ottobre

Infermieri. Nursing up proclama lo stato di agitazione. In piazza a Roma il 15 ottobre

Infermieri. Nursing up proclama lo stato di agitazione. In piazza a Roma il 15 ottobre
De Palma: “Sarà lotta dura, se ci costringeranno arriveremo fino allo sciopero. Abbiamo informato dei nostri intenti anche il Vice Ministro Pierpaolo Sileri, che in passato si era detto a fianco degli infermieri”. Otto i punti chiave alla base delle richieste “per disegnare un futuro diverso per l’intera categoria e anche per le altre professioni sanitarie”

“Oggi abbiamo notificato il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro, come prevede la legge, se il Governo non ci risponderà, sarà sciopero senza mezzi termini. Il 15 ottobre saremo in piazza a Roma”.

Ad annunciare la proclamazione ufficiale dello stato di agitazione nazionale gli infermieri del Nursing Up “stanchi dall’atteggiamento di un governo indifferente a qualsiasi richiesta rispetto alle legittime istanze della categoria”.

Otto i punti chiave alla base delle richieste decisive per disegnare un futuro diverso per l’intera categoria e anche per le altre professioni sanitarie, da accogliere il prima possibile nella speranza che quello che sembra un vero e proprio muro contro muro possa avere fine per ricostruire la serenità dell’intero mondo infermieristico.
 
“È il preludio all’inizio delle nostre nuove battaglie – sottolinea Antonio De Palma, Presidente del Sindacato Nursing Up – la Piazza di Milano, con l’evento del 4 luglio scorso, ci ha consegnato nelle mani un mandato preciso, una responsabilità straordinaria a cui adempiere. Non possiamo fermarci adesso e non lo faremo. L’esperienza nefasta del Covid è servita per dimostrare agli occhi dei nostri ciechi interlocutori che gli infermieri italiani ci sono e ci saranno sempre. Siamo il perno del sistema, un sistema fallace, pieno zeppo di lacune, ma che senza di noi sarebbe già affondato da tempo. Per questa ragione confermiamo ufficialmente la manifestazione del 15 ottobre prossimo a Roma, ma soprattutto ribadiamo che di fronte al silenzio della politica sulle nostre legittime aspettative, economiche e contrattuali, quella della Capitale sarà solo la prima di tante nuove ‘azioni mirate’ finalizzate a cambiare il nostro destino.
 
Confermiamo e proclamiamo ufficialmente lo stato di agitazione degli infermieri italiani, ha aggiunto De Palma, “ma anche degli altri operatori sanitari del comparto pubblico. La strada che stiamo percorrendo deve apparire chiara a tutti: la manifestazione del 15 ottobre, a cui prenderanno parte anche altre associazioni di categoria e conseguente una prima giornata di sciopero nazionale nazionale, che sarà inevitabile se dal Ministero del Lavoro non giungono risposte alle nostre richieste, viaggiano di pari passo. Ci meraviglierebbe – continua De Palma – se Governo e Regioni persistessero nel loro atteggiamento di chiusura, di fronte al rischio di ulteriori ‘scossoni’ per il nostro sistema sanitario, già messo a dura prova dal Covid, se dovessero mancare all'appello gli infermieri nei posti di lavoro proprio ad ottobre, con l'inverno alle porte. Lo sciopero nazionale non è una chimera, non è una minaccia campata in aria: il tentativo di conciliazione previsto dalla legge rappresenta l'ultima spiaggia prima della proclamazione dello sciopero. Questo lo prevede la legge”.
 
Se la conciliazione fallisse, gli infermieri si dichiarano “pronti ad una guerra senza esclusione di colpi per ottenere ciò a cui abbiamo diritto e che viene sistematicamente ignorato da chi gestisce il potere. Abbiamo informato dei nostri intenti anche il Vice Ministro Pierpaolo Sileri, che in passato si era detto a fianco degli infermieri – ha concluso – perché questo è il momento di agire attraverso i fatti, operando con concretezza e per dare senso compiuto alla disponibilità personale della quale ha sempre parlato”.
 

Queste le richieste che il sindacato Nursing Up ha notificato al Ministero del Lavoro ed agli altri Ministri competenti, oltre che al Presidente della Conferenza delle Regioni.

1. Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate ed avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.
 
2. Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti, da ultimo, proprio dalla pandemia COVID-19.
 
3. Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo.
 
4. Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia, immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari posto che, allo stato, mancano più di 53 mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione.
 
5. Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le RSA, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative.
 
6. Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.
 
7. Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati;
 
8. Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti.
 

09 Settembre 2020

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